di Rosa Gargiulo
Il significato e il valore della Giustizia, il percorso a ostacoli verso la riabilitazione agli occhi della società civile, la possibilità di rieducare e sostenere chi ha sbagliato e guarda il cielo attraverso le sbarre di un carcere: è questo il viaggio proposto da Francesca Ghezzani, giornalista – nota autrice e conduttrice televisiva – nel suo libro d’inchiesta “Il silenzio dentro – Quando raccontare diventa un atto di giustizia”. Un libro che nasce dall’esperienza diretta dell’autrice, che ha conosciuto il mondo delle carceri italiane attraverso visite, incontri, testimonianze, ricavando una mappa che esplora tutti gli aspetti della vita incorniciata dalle sbarre, raccogliendo le diverse prospettive – quella di chi lavora negli istituti di pena a vario titolo, quella di chi vive il carcere da detenuto. Nel suo libro, la Ghezzani non condanna e non assolve, sa che non è questo il suo ruolo, quanto quello di raccontare senza remore e senza retorica, sospendendo il giudizio personale ma offrendo una visione ampia e al di sopra delle parti di una realtà complessa e talvolta drammatica.
Qual è stata l’occasione che ti ha suggerito l’idea del libro?
“Era da diverso tempo che volevo affrontare una tematica sociale di cui si parla molto poco, e di fronte alla quale voltiamo troppo spesso lo sguardo altrove. Nel 2023 sono entrata in una casa di reclusione, per un evento, e mi sono trovata di fronte ad alcune dinamiche che mi hanno convinta della necessità di dover scrivere un libro del genere.”
Quali difficoltà hai incontrato, nella stesura?
“La difficoltà principale è stata quella di riuscire a dare voce a tutti i protagonisti. Non ho la pretesa di essere esaustiva, ma l’obiettivo è quello di restituire un’informazione più ampia possibile. Una difficoltà che rappresenta anche la parte bella di questo percorso è stata sicuramente la documentazione e lo studio dei vari ruoli all’interno di un penitenziario. Ho realizzato, così, 33 interviste – per ognuna delle quali mi sono documentata, e la vera difficoltà è stata – talvolta – la tempistica, per i permessi e altre esigenze, perché ho incontrato persone con ruoli istituzionali, e attivisti impegnatissimi, quindi abbiamo dovuto coordinarci e questo ha richiesto a volte molto tempo.”
Nel libro, infatti, Francesca Ghezzani ha raccolto le testimonianze e i racconti di voci significative, da Alessio Scandurra (Coordinatore dell’Osservatorio di Antigone sulle carceri), a Monica Bizaj (Presidente di Sbarre di Zucchero APS), Enrico Sbriglia (Penitenziarista – Former dirigente generale dell’Amministrazione Penitenziaria Italiana), Claudio Bottan e Mirko Federico (Attivisti), Candida Livatino (Perito grafologo), Carmela Pace (Presidente UNICEF Italia), Don Luigi Ciotti, Pino Cantatore, Kento, Valeria Corciolani, e numerosi operatori impegnati ogni giorno.
“Anche in fase di chiusura del libro, ho dovuto aggiornare alcuni dati, e in effetti un’inchiesta del genere avrebbe bisogno di un continuo aggiornamento.” – sottolinea Francesca, e dalle sue parole traspare non soltanto la professionalità ma anche l’impegno e l’empatia che hanno caratterizzato il percorso di stesura di questo lavoro.
Ci sono stati incontri e storie che ti hanno segnata in maniera particolare?
“Senza alcuna retorica, porto nel cuore tutti gli incontri, perché hanno costituito un valore aggiunto, dal punto di vista non soltanto professionale ma soprattutto umano. Ci sono state delle storie che mi hanno segnata in maniera particolare, come quella che narra delle tossicodipendenze, in cui mi sono trovata di fronte a ulteriori importanti fragilità, oltre al reato commesso. Tutte sono importanti, ma ascoltandone alcune, devo ammettere che mi hanno fatto venire la pelle d’oca.”
In che modo il carcere diventa rieducativo, se lo diventa davvero?
“Lo diventa nel momento in cui si mette in pratica l’articolo 27 della Costituzione, che prevede che la condanna sia finalizzata ad un processo di riabilitazione del condannato o della condannata. Concretamente, diventa un luogo rieducativo nel momento in cui le tante forze presenti nel carcere creano un’alleanza: le istituzioni, gli operatori – psicologi, psicoterapeuti, criminologi – il direttore, che ha un ruolo particolare, ma soprattutto alla base deve esserci la volontà da parte del condannato o della condannata, senza la quale non può essere fatto nulla. Dobbiamo dirlo con onestà, senza buonismo o ipocrisia.”
Quali sono gli strumenti che oggi rendono le carceri italiane un luogo di riabilitazione?
“Tutti gli strumenti girano intorno a una sinergia tra le istituzioni, i volontari, le associazioni che portano all’interno del carcere i loro progetti. Altro elemento fondamentale è che la macchina burocratica e organizzativa sia più snella, per coordinare le esigenze di tutti, dentro e fuori dagli istituti di pena.”
Come si fa a scrivere un libro d’inchiesta e “sospendere” il giudizio personale?
“Semplicemente mettendosi in ascolto: non tocca a me giudicare, queste persone stanno già scontando la loro pena, e credo che noi giornalisti non dobbiamo condannare ulteriormente. Bisogna invece impegnarsi affinché, attraverso la nostra narrazione, le persone non incappino in recidive. Anche attraverso il nostro lavoro di giornalisti, attraverso l’ascolto, possiamo fare in modo che i condannati e le condannate possano acquisire una nuova consapevolezza e redimersi, altrimenti la recidiva sarà sempre dietro l’angolo.”
Chi dovrebbe leggere il tuo libro e perché?
“Chiunque abbia voglia di dedicarsi al sociale, per capire qualcosa di più di una realtà che conosciamo troppo poco, e che ci auguriamo tutti di non dover sperimentare, ma non possiamo ignorare, non possiamo fare finta che non esista.”
Il messaggio a cui Francesca Ghezzani tiene in maniera particolare è che senza riabilitazione, senza un percorso condiviso di rieducazione, una volta fuori dal carcere le persone non sapranno gestire la loro libertà, rappresentando nuovamente un problema per se stessi, per le loro famiglie e la collettività. Non voltarsi dall’altra parte è fondamentale, per ognuno di noi. È questo il focus di un libro importante e necessario.