Giorgia Bazzanti: “La libertà di essere rossa, confessioni d’arte e metamorfosi”

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di Francesca Ghezzani

Giorgia Bazzanti, autrice, cantautrice, performer, vocal coach e produttrice artistica, è tornata a far parlare di sé e della sua arte con l’uscita in Audiobook di “STREGONERIE CONTEMPORANEE” (G StudioLab Edizioni e Produzioni), definito dalla stampa “un’esperienza unica nel panorama editoriale italiano”.

Un diario che prende vita nell’ascolto: è la voce, con la sua intimità e la sua forza, a restituire emozioni e vissuti.

Un audiolibro concepito come una “performance” in cui la voce si fa presenza, dove temi attuali si intrecciano a situazioni reali, dove la ricerca di libertà si unisce alla scoperta di un’identità autentica e definita.

Giorgia, poche righe per descriverti: quali aggettivi ti caratterizzano di più?

“Credo che il colore riferito ai miei capelli ricci sia l’aggettivo più azzeccato per definirmi perché racchiude a sua volta vari significati! Sono “rossa”: decisa, libera, appassionata. Seguo il mio sentire e la mia sensibilità, anche quando questo significa andare oltre le convenzioni, accogliendo ed attraversando anche le vulnerabilità… Credo la mia forza nasca proprio da lì”.

Con questo tuo nuovo lavoro ci accompagni in un viaggio che negli anni si è trasformato in musica, arte, corpo, parole e canzoni. Spiegaci meglio…

“In questo audiolibro racconto il dietro le quinte, personale ed artistico, del mio lavoro. Ciò che scrivo, canto, comunico e porto in scena è qualcosa che ho vissuto sulla pelle. Le tematiche di un femminile oltre gli stereotipi sono parte della mia storia (e non solo mia), qualcosa che ho dovuto vivere, difendere e affermare, in vari ambiti. È un viaggio interiore che solo la voce poteva raccontare davvero in tutte le sue sfumature emotive, e la forma del diario rende ancora più evidente questo percorso fatto di tappe, rivelazioni, metamorfosi. In questi anni, accanto ad un vissuto denso, ci sono state inoltre esperienze, collaborazioni e produzioni importanti, le quali hanno contribuito a dare sostanza e direzione alla mia identità”.

Quanto conta per te il processo creativo?

“Per me il processo creativo ha un valore fondamentale. Il mio amore per il dietro le quinte nasce proprio da questo: dalla passione per un lavoro fatto di scoperta, di sperimentazione, di ricerca. È un lavoro artigianale su un materiale umano e artistico da maneggiare con cura e dedizione. Il mestiere dell’artista, per me, esiste soprattutto nel processo: nel dare forma, nel lasciare che l’errore insegni, nel dare tempo alle cose, nell’ascolto. È lì che tutto accade, è lì che si costruisce davvero un’opera”.

Performer e autrice: come cambia il tuo approccio?

“Il mio approccio, in realtà, non cambia poi molto: che io sia autrice o performer, concepisco la parola sempre in una dimensione performativa. Mi piace darle corpo, trasformarla in gesto, in respiro, in canto, in ritmo, proprio perché esperienza viva, tangibile. La parola è un corpo scenico e possiede un impatto reale, sia nella società sia in scena”.

Ci racconti di Circe che riesce a incendiare il mare?

“Ho detto questa frase appena scesa dal palco, dopo lo spettacolo che porta appunto il suo nome… Per me Circe è come i miei personaggi femminili “imprevisti” e dunque rappresenta “l’Altra” nel senso più profondo del termine: una “dea strega dalla voce mortale”, diversa perché libera ed autentica, viva, pulsante, che non conosce resa. Una figura contemporanea e potente con una storia altrettanto potente, che non si lascia incasellare negli stereotipi. Fascinosa, oltre un immaginario imposto, aperta a diverse possibilità. Forte perfino nel dolore, profondamente umana e dunque profondamente reale anche nel suo essere immortale. Il mare della sua isola è il luogo di un eterno movimento ma Circe riesce a irrompere, ad essere appunto materia viva, a portare presenza in qualcosa che sembra immutabile. Questi temi sono il “fil rouge” delle mie canzoni – dal disco ‘Non eri prevista a Rossa come le streghe’ – e li ho poi vissuti anche dentro questo monologo che mi ha vista come performer. Ho capito inoltre di amare particolarmente la formula del “reading”: una performance sospesa tra teatro e narrazione, che rimanda alla lettura ad alta voce, alla natura dunque dell’audiolibro e al nuovo monologo che ho scritto ispirato a quest’ultimo”.

Un’ultima curiosità: il tuo dietro le quinte prima di entrare in scena come è?

“Il mio dietro le quinte è un momento di raccoglimento: l’attimo prima che tutto inizi. Dico spesso che è un momento “segreto” perché sconosciuto al pubblico, un tempo personale e non ancora condiviso. Amo alzare lo sguardo ed osservare le luci, il legno, le stoffe: ogni dettaglio diventa parte di questo istante intimo. Dove regna il silenzio e dove ancora tutto è in sospensione e in potenza. Un momento prezioso, direi perfino poetico, solo mio”.

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