di Silvia Giansanti
Un professionista con oltre quattro decenni di esperienza racconta il suo percorso tra microfoni, studi e produzioni, tra ricordi d’infanzia, programmi storici e nuove sfide creative
Questa volta abbiamo l’onore di ospitare uno dei professionisti più illustri del panorama radiofonico italiano, Annibale Grasso, voce che arriva dal sud del Lazio e che gli addetti ai lavori definiscono una bella “tromba”. Anche lui è stato uno dei precursori, visto che il suo inizio attività risale alla fine degli anni ’70. La parte interessante di questa rubrica è anche quella di andare a riesumare nomi di radio appartenenti a quell’epoca particolare e che oramai non esistono più da un pezzo. Tutto ciò è reso possibile dalle preziose testimonianze di chi ha prestato la sua opera artistica. Oggi Annibale è ancora in auge, grazie al suo studio di produzione che spazia dal locale al nazionale, attraverso spot, promo, programmi e quant’altro. Chi lo conosce personalmente, sa che è un lupo di mare.
Annibale, ricordi la data esatta della tua prima volta al microfono?
“Non ricordo la data esatta, ma verso la fine degli anni ’70 avevo quindici anni e feci il primo esordio su Radio Alfa della zona Gaeta-Formia, in una trasmissione per bambini. Da quel momento rimasi folgorato dal mezzo”.
Sei sempre stato attratto?
“Sì, fin dall’età di due anni, quando ascoltavo la Rai, Radio Montecarlo e Radio Lussemburgo. Vedere però uno studio e quello che ruotava intorno ad una trasmissione, mi affascinò ancora di più, a tal punto che non volli più uscire da quella sorta di scatola magica”.
Come avvenne il passaggio da questa trasmissione per bambini ad un programma tuo?
“Avvenne perché intanto vicino casa nacquero le prime radio. Siamo nel 1979 e ricordo che tramite miei amici, misi piede a Radio Venere, che fu una delle radio storiche del golfo”.
Che programma ti fu affidato?
“Un programma che rispecchiava ciò che si faceva a quell’epoca, dai messaggi, alle richieste, fino ai saluti, il tutto condito dalla musica. Non c’erano format come oggi, si andava a ruota libera, scegliendo i vinili a proprio piacimento. Tutto diverso insomma rispetto ad oggi, dove ci sono imposizioni perché le radio sono diventate grandi aziende”.
Durante le tue prime esperienze, ci fu qualche collega che fece strada come te?
“Sì, Valeria D’Onofrio e Claudio Coccoluto, anche se quest’ultimo ebbe un altro tipo di percorso”.
Il momento in cui hai capito che sarebbe divenuta la tua professione futura, in un’epoca in cui era prevalentemente passione e gioco.
“Devo tantissimo al mio collega e amico fraterno Francesco De Vena. Durante i primi anni ’80 venne in vacanza a Gaeta e mi sentii in onda su Radio Spazio Blu. Era già un conduttore noto a Roma grazie a Radio Emme 100. Fu incuriosito, perché in me sentiva del potenziale vero e così decise di venire in radio per conoscermi. Francesco è stato sempre lungimirante sul talento delle persone. Da giovane provinciale, credetti alle sue parole lusinghiere e al fatto che potevo andare a lavorare nelle prime radio importanti della Capitale. Non mi persi d’animo e mi presentai a Renato Dionisi, storico editore di Radio Emme 100, scomparso recentemente. Non mi fece però passare il provino, in quanto notò in me delle inflessioni tipiche della mia zona. Tornai a casa con l’amaro in bocca. Ma a volte i no fanno bene, perché dopo poco tempo ebbi un’esperienza diversa a livello internazionale, diventando annunciatore di una grande emittente canadese. Al ritorno fui di nuovo contattato da De Vena per entrare a Radio Centro Suono di Roma. Parliamo più o meno della fine degli anni ’80. Questa volta riuscii ad entrare. Presi il suo posto perché stava per andare a 101 a Milano”.
Questa è stata la tua storia. A seguire conosciamo le altre tue esperienze importanti, come ad esempio quella a Radio Kiss Kiss e a Radio Globo.
“Prima ancora, un giorno Maurizio Catalani fu colpito dalla mia voce e mi contattò in veste di direttore artistico, verso il 1990 per entrare a Radio Radio Network, con un palinsesto di tutto rispetto. C’erano in onda Alessandra Zacchino, Maria Rosara Gavar, Federico Grilli, Ivo Caliendo, Leo Kalimba, Francesco De Vena stesso, Nicola Maria Fioritti, Francesco Scelta e altri. Fu una parentesi bellissima che però si concluse dopo qualche anno. Diventai così un punto di riferimento per altri radiofonici. A seguire lavorai per Gianmaurizio Foderaro che dirigeva Radio Luna di Latina”.
Attualmente gestisci il tuo studio di produzione, AG Voice Productions e non sei al momento in onda. Ti manca la diretta?
“Dopo tante corse affannose dietro a treni e metropolitane e tanta ansia di rimanere bloccato in autostrada, per non bucare la diretta, ti dico di no. Aggiungiamo anche il fatto che oggi il conduttore è troppo blindato nel format e non ha un minimo di libertà. E’ un tipo di radio che non mi appartiene più. Mi manca di più il mare di Gaeta in questo periodo! Gestisco con orgoglio il mio studio fatto di produzioni radiotelevisive e creo contenuti per la radio come programmi, spot, classifiche ecc. Lavoro da solo, ho il mio sito internet annibalegrasso.it e il mio profilo Tik Tok dove effettuo delle dirette. Inoltre presento eventi e metto musica nei club”.
Un tuo parere sulle giovani leve dei conduttori radio.
“Tutti uguali e privi di personalità, anche se bravi. Ho individuato invece personalità in Emanuele Carocci, che conduce su RTL 102.5”.
Cosa ne pensi dei cambiamenti che ha subìto la radio negli ultimi vent’anni?
“Per me la radio è immaginazione, fantasie ed emozioni. Sono rimasto ancorato alla vecchia scuola. La radiovisione non mi appartiene. La radio nacque per far arrivare una voce, creando immaginazione”.




