Christiana Ruggeri: L’uomo che costruì i sogni, la vera storia di Ferdinand Porsche

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di Silvia Giansanti

La nota e preparata giornalista del TG2, da sempre affascinata dalle menti umane, ha scritto il primo libro sulla vita di Ferdinand Porsche, “un genio capace di sognare”

 

Un genio senza una laurea, una vita che ha rapito completamente la giornalista e scrittrice Christiana Ruggeri, tanto da raccoglierla in un libro con la formula del romanzo. “Si deve raccontare la grandezza di una persona. Lui era un uomo mite e tranquillo e forse la sua normalità nel quotidiano dava ancora più fastidio. E’ stato un avanguardista in tutto e se potessi tornare indietro nel tempo, sarei felice di stringergli la mano”.

Christiana non è affatto un’esperta di motori, ma una giornalista mossa da tanta curiosità. La forza di quest’uomo è stata nel desiderio che anche le persone più comuni potessero permettersi una macchina. Siamo curiosi di sapere un po’ più della sua vita allora. E chissà quanti altri personaggi della storia caduti nel dimenticatoio meriterebbero un libro, una menzione o un semplice racconto. Il 2026 sarà all’insegna della presentazione di quest’opera unica.

Christiana, da cosa sei stata spinta per scrivere questo nuovo libro?

“In realtà è come se lui mi avesse bussato alla porta. E’ accaduto tutto casualmente una sera mentre stavo navigando sulla rete. Ho notato che si stava avvicinando il 150° anniversario della nascita del fondatore della Porsche. Un signore boemo, soprannominato il genio di Stoccarda e l’ingegnere del secolo che ha stimolato la curiosità in me. Così sono andata a ricercare la sua biografia, senza avere successo. Ho pensato, visto che lui non aveva la sua macchina dei sogni e se l’è costruita, allora io potevo ricostruire la sua biografia. Mi ha particolarmente colpito il fatto che su di lui ci fosse un numero esorbitante di libri fotografici, dato che ha depositato più di tremila brevetti di macchine pazzesche, aeronavi, trattori ecc., ma della sua vita non si sapeva quasi nulla. Quindi è stata una ricerca da topo da biblioteca”.

Quanto è durata complessivamente la stesura del libro?

“Un anno e mezzo”.

Non si è un buon giornalista se non si ha curiosità.

“Esattamente e a me è successa questa cosa inaspettata. Più scoprivo le difficoltà, gli inciampi, le mortificazioni che ha incontrato Ferdinand Porsche sulla sua strada, più volevo saperne di lui. Anche per una leggenda della storia dell’automobilismo e non solo, la strada è stata tortuosa. Se lui è riuscito a fare cose grandi che ci ha lasciato, non è dipeso solo dalla sua indiscutibile genialità, ma dalla sua resilienza. Ha rialzato la testa e si è rigenerato più di una volta”.

Che messaggio vuoi dare ai lettori?

“Vorrei far sapere che anche i più grandi geni, prima di raggiungere la meta, devono superare grandi curve. La sua storia mi ha galvanizzato e spero che porti tanta energia propulsiva anche ai lettori. Attualmente sono la sua più grande ammiratrice sul pianeta terra”.

Quindi prima di te, nessuno ha mai pensato di scriverci un libro su di lui.

“No, esistono solo racconti frammentati della sua vita e molti legati al famoso maggiolino. Lui è figlio dell’impero asburgico e voleva meccanizzare la Germania. Sono venuta a conoscenza che due aziende automobilistiche lo rifiutarono. Incredibile! Hanno fatto l’errore più grande della loro vita. Il problema dei grandi geni della storia è che erano troppo avanti con i tempi”.

Trovi delle analogie con qualche altro personaggio?

“Lui è stato un genio puro. Molti altri come ad esempio Rita Levi Montalcini, hanno messo la loro intelligenza al servizio dell’umanità”.

Dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1951 è stato nominato l’ingegnere del secolo ‘900.

“Aggiungerei una particolarità; non si è mai laureato in ingegneria. Non ha mai avuto il tempo materiale di farlo, quindi tecnicamente era un semplice elettrotecnico.”

Spoileriamo qualcosa sul libro?

“Diciamo solo che è stato un italiano a salvargli la vita”.

Aspettative?

“Tante, poiché mi sono legata a questa figura con affetto e penso che sia impossibile non rimanere affascinati dal suo coraggio e dalla sua resistenza. Se pensiamo che ancora oggi le sue creazioni e suoi brevetti sono unici. Spero che vada nelle mani delle persone giuste e perché no, anche in quelle dei suoi discendenti”.

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