di Silvia Giansanti
Ha attraversato l’evoluzione della radio italiana, dagli studi artigianali delle emittenti libere fino ai microfoni di Isoradio. Una passione nata ascoltando Radio Montecarlo con antenne improvvisate.
E’ una delle voci di punta più longeve di Isoradio. Quest’anno spegne ben 50 candeline trascorse davanti allo strumento magico del microfono che gli ha dato da vivere e tante soddisfazioni. Angelo Torchetti è nato a Pescara e proprio lì inizio’ la sua avventura negli studi arrangiati nell’epoca sperimentale della radio. Voltarsi indietro fa un bell’effetto, non solo perché l’evoluzione radiofonica ha fatto passi da gigante, ma anche perché la mente inizia a fare fatica a contenere tutti i ricordi. Gli inizi sono quelli che si portano con nostalgia dentro al cuore. Iniziò ad ascoltare le onde medie e le radio straniere più disparate. La curiosità di vedere com’era fatta una radio all’interno e la passione per la musica, gli hanno regalato con il tempo una professione vera e propria.
Angelo, ricordi la data esatta in cui andasti in onda per la prima volta?
“Giugno del 1976, anche se poi il primo impatto con la radio lo ebbi ancora prima, visto che da ragazzino ero fissato con le classifiche e di conseguenza con la musica. La radio iniziò per gioco perché sentii un annuncio allo stadio di Pescara riguardante la pubblicità di una nuova radio appena nata, Radio Pescara. Fu una delle prime a nascere in Italia dopo il monopolio Rai. Mi presentai lì un anno prima, nel 1975 per riuscire a fare qualcosa, ma mi presero come aiuto e non come dj. Figurati, non avendo mai parlato davanti ad un microfono, non superai il provino. Il proprietario era molto seguito in tutta Pescara con il suo programma di dediche e mi consigliò di fare esercizi poiché la voce da trombone già c’era, scimmiottando però Awanagana. Ricordo che tramite degli ‘accrocchi’ con l’antenna, riuscii ad ascoltare Radio Montecarlo che non arrivava bene a Pescara. Così iniziai ad esercitarmi con il mio Geloso, il registratore a bobine regalatomi da mio padre. Ricordo che non possedevo neanche una radio a banda FM e mi dovetti recare a casa di un mio amico per sentire Radio Montecarlo”.
Poi cosa è successo?
“Mi ripresentai e mi presero a fare finalmente un programma che condussi insieme ad un mio compagno di scuola dell’epoca per aprire la programmazione della radio che iniziava alle quattordici”.
Che programma era?
“Si chiamava Jukebox e non era altro che annuncio e disannuncio dei dischi”.
La classifica a cui aspiravi è mai arrivata?
“Sì, dopo qualche mese. La classifica ebbe molto successo. Andava in onda alle diciotto, dopo il programma di dediche del proprietario e dopo un po’ di tempo la mia voce veniva riconosciuta pure per strada. L’appuntamento si chiamava ‘Disco Pera’ e con gli ascoltatori si giocava con il nome. In quel periodo a Pescara ci furono molte succursali delle case discografiche, quindi ospitammo anche numerosi cantanti che vennero anche in tour”.
Quanto tempo rimanesti in questa radio?
“Ci lavorai per un bel po’, fui uno dei primi e lì vidi anche i primi soldini nel 1977, ovvero 30 mila lire al mese. Con quelle somme mensili investii in un buon impianto stereo”.
Sognavi di fare altro nella vita?
“Durante il mio percorso radiofonico, pensando che avrei potuto anche non andare più avanti, ho continuato a studiare frequentando la scuola di interpreti a Firenze, iscrivendomi anche a scienze politiche. Fui talmente pieno di impegni che dovetti sospendere per un anno la radio. Non appena mi liberai un po’, ripresi a lavorare in radio, questa volta andando a Radio Fantasy, diretta all’epoca da Carlo Conti”.
Cosa pensarono i tuoi genitori di questa scelta artistica?
“Potevo fare ciò che volevo, non sacrificando però gli studi. E così appunto feci”.
Nomi di personaggi con i quali hai lavorato nella radio abruzzese che sono andati avanti come te.
“La doppiatrice Gianna Salerni che è in pensione e Roberto Pedicini, sempre doppiatore, al quale registrai il primo provino quando venne in radio”.
Tornando agli inizi, come conciliasti la scuola?
“Per un periodo andai in onda al mattino prima dell’inizio della scuola”.
Il momento in cui hai capito che questo sarebbe divenuto il tuo lavoro?
“Nel momento in cui entrai in Rai. Entrai ad Isoradio nel 1990, dopo aver fatto importanti esperienze in note radio romane come Radio Luna 99.3 Hit Radio, Radio Serena, Radio Centro Suono e in studi di doppiaggio come Top Ten”.