di Mariagrazia Cucchi
Quando Eva, giovane praticante avvocata a Roma, è costretta a tornare a Bari perché il padre ha deciso di vendere la villa di famiglia, la morte della madre Ambra riemerge in modo dirompente. A casa, l’odore è lo stesso di sempre, e a Eva sembra di sentire ancora lo schiocco del bacio di sua madre sulla fronte, l’acciottolio dei bicchieri che impilava nel pensile, la voce di lei che la chiama… Ora Eva deve scegliere cosa buttare, cosa conservare. E in fondo all’armadio, un diario nascosto rivela un amore segreto e un passato che Eva non sapeva esistesse, intrecciato con un uomo di nome Fabio e con gli orrori dell’assedio di Sarajevo… E il confine tra la realtà e la fiction a questo punto si fa sottile, poiché l’autrice Cinzia Cognetti nel suo romanzo “Note a margine del mio dolore”, con una scrittura vivida ed evocativa, parte da una storia vera, nella quale lutto e dolore sono il varco attraverso il quale costruire la propria identità, per poi lasciare spazio all’ispirazione e viaggiare con l’immaginazione.
“Sono una scrittrice che cerca di raccontare quelle che sono le relazioni famigliari, l’importanza della memoria, del ricordo, e di quanto a volta il dolore possa mutare anche la percezione che abbiamo di noi stessi – spiega – Credo che raccontare una storia sia un mezzo attraverso il quale conoscerci maggiormente. Non solo: mi piace moltissimo raccontare facendo uso dei cinque sensi, un po’ come insegnava la grande Flannery O’Connor, che per rendere reale un oggetto o una scena riteneva necessario stimolare attivamente i sensi del lettore. Ma cerco anche di creare un collante, un legame tra quello che è il passato, la storia privata dei personaggi, con quella che invece è la storia collettiva. Quindi cerco di rendere il più possibile cinematografica l’immagine che vado a creare sulla carta. Non ho una definizione precisa di me come scrittrice, vorrei solo che le mie parole arrivassero il più lontano possibile e in qualche modo riuscissero ad accarezzare lo sguardo del lettore”. Dopo l’esordio da vincitrice di un prestigioso concorso di Feltrinelli, il suo percorso la vede pubblicare numerosi racconti in diverse antologie, fino al fortunato ritrovamento del diario di famiglia che l’ha portata a pubblicare il suo romanzo con Harper Collins.
“Questo mio libro nasce da un fatto realmente accaduto – racconta – Sono tornata nella villa di famiglia perché dovevo venderla e tra i vari ricordi e oggetti ho rinvenuto il diario di mia madre, scritto nell’adolescenza. Nello sfogliare quelle pagine volevo in qualche modo mantenere vivo il legame con lei, che purtroppo è venuta meno tanti anni fa. Nel momento in cui l’ho chiuso però, mi sono chiesta: cosa sarebbe successo se invece avessi scoperto un suo segreto? Tra quelle pagine parlava del suo amore per mio padre, ed è stato un momento emotivamente molto forte per me, poi però ho pensato a cosa sarebbe successo se il diario avesse contenuto un mistero. E dunque, poiché credo fermamente che la letteratura nasca sempre da una domanda alla quale è difficile trovare una risposta, da questa suggestione si è generata la trama, in parte inventata, ma con un fondamento di verità che si aggancia alla storia dei personaggi che vivono tra le pagine del romanzo”.
«Non avevo mai provato l’ebbrezza del rischio che scompiglia le certezze. Mai incuneato il piede sull’acceleratore degli eventi. Aspettavo che accadessero, con mestizia. Accumulavo anni, crescevo senza vivere veramente. Poi capii. Capii che solo correndo il pericolo di perdermi avrei trovato me stessa sulla strada della vita: solo accettando il difetto di fabbrica come parte di me», pensa la protagonista. Invece Cinzia cosa si aspetta adesso? E quale messaggio intende mandare con questo romanzo?
“Beh, un grande scrittore che era Fitzgerald diceva che la letteratura serve a sentirsi meno soli, perché in qualche modo ci fa scoprire ciò che si è vissuto e che è stato vissuto da altri… Ecco, io credo che tutti, nel piccolo e nel grande della nostra esistenza, abbiamo vissuto un dolore importante. Vorrei perciò che le persone si ritrovassero tra queste pagine, che chiunque abbia affrontato un momento difficile si sentisse abbracciato, accolto. Questo è ciò che spero il lettore possa sentire, questo è il messaggio che voglio trasmettere”.
Diventare adulti, sembra dirci la protagonista, significa accettare che le persone che amiamo non coincidano con il nostro racconto di loro. E solo riconoscendone il mistero possiamo, forse, riconoscere noi stessi.


