Storie di Radio – Roberto Brandolini: Da Roma alle Canarie, il pioniere che ha fatto crescere generazioni di radiofonici

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di Silvia Giansanti

Dalle radio libere degli anni Settanta alla guida di una storica emittente romana, fino all’esperienza in Rai. Oggi continua il suo percorso alle Canarie con una radio italiana di successo

 

Le nostre storie di radio, si fanno sempre più interessanti, andando a scovare un signor professionista come Roberto Brandolini che con la sua radio, l’Aradio Città Uno, all’epoca fece la differenza, mettendo in circolo grandi conduttori. Conosciuto anche come una bella mente tecnologica, nei suoi oltre cinquant’anni di radiofonia, non è stato solo un buon conduttore, ma anche un valido regista in Rai e un direttore artistico. Chi ha avuto modo di conoscerlo e di lavorare con lui come la sottoscritta, ha imparato molto da una persona seria ed innamorata da sempre del suo mestiere. Gli addetti del settore radiofonico romano, sia pubblico che privato, ricordano con una certa nostalgia le sue feste di compleanno che riunivano tanta gente di qualità. Oggi Roberto non è più in Italia, ma la sua attività e la sua nuova vita si svolgono con successo nelle Isole Canarie.

Roberto, in che modo ti avvicinasti al mondo della radio?

“Sono nato probabilmente già predisposto per questo lavoro. Sono del ’62 e nei primi anni ’70, quando ancora ero bambino, registravo degli interventi vocali su di un registratore a cassette, costringendo i miei genitori e i miei amici ad ascoltare tutto quello che incidevo. Ero già malato di radio, ai tempi di ‘Altro Gradimento’. Successivamente nel 1974, ‘75, quando ci fu l’avvio delle prime radio private, in quel periodo mi trovai a Reggio Emilia e iniziai così a frequentare una delle radio locali della zona, Radio Reggio. Inizialmente risposi al telefono, feci da segretario insomma. Un giorno un tecnico della messa in onda si assentò e allora per coprire il buco, mi misero a mandare dei dischi, fino che mi ritrovai a fare qualche annuncio e dopo qualche settimana, anche una trasmissione vera e propria”.

Ricordi la data esatta in cui andasti in onda per la prima volta?

“Non la ricordo con precisione, so solo che fu fra la fine del 1975 e l’inizio del ‘76”.

E da quel momento non ti sei più fermato.

“Continuai sempre lì a Reggio Emilia fino al 1979, momento in cui tornai a Roma. Dopo un anno di pausa, insieme ad altre persone aprimmo l’Aradio Citta’ Uno, dando vita a questa nuova avventura”.

Raccontacela.

“Quando partimmo un po’ per gioco, eravamo solo a copertura su Roma Nord. In quel periodo da lì iniziarono personaggi come Roberto Giacobbo, Alessandro Tiberti, Francesco Taddeucci, Luigi Contu e altri che hanno avuto la propria carriera. I primi anni furono molto goliardici e fummo notati per molti aspetti. A metà anni ’80 facemmo un investimento, trasformando così il bacino di ascolto. Dal quartiere estendemmo l’ascolto a tutta Roma, a seguire nel Lazio, fino ad arrivare a Terni. Diventò così un progetto molto importante in cui ci lavorarono molte persone. La sede rimase in viale Mazzini, fino al 1990, momento della chiusura con la legge Mammì. Non ce la sentimmo di proseguire a livello economico con nuovi investimenti tecnici di alta frequenza”.

Quindi cos’hai pensato di fare?

“Di vendere tutto e di esplorare nuove situazioni con la Rai, Radio Emme 100 e altre cose che mi hanno portato ad aprire New Radio, un’azienda ancora esistente e una tra le più importanti in Italia per servizi radiotelevisivi di streaming, audio, videosoftware, ecc. Mi sono dato sempre da fare nel campo, fino ad arrivare a cambiare Paese”.

Dov’è caduta la scelta?

“Isole Canarie, a Maspalomas, a sud di Gran Canaria, dove ho scelto di continuare a  lavorare da un posto più tranquillo dal punto di vista del clima e della vita in generale. Nel 2019 un’agenzia pubblicitaria italiana delle Canarie, cercava disperatamente una radio che trasmettesse in italiano. Visto che non esisteva, mi hanno convinto di aprire Radio Calima”.

Ha avuto riscontro?

“Direi un successo inaspettato, tanto che mi è sfuggita di mano. Nel giro di due anni siamo diventati tra le radio più forti delle Isole Canarie con tredici ripetitori, tante frequenze che coprono ben cinque isole. Abbiamo fatto il passo più lungo della gamba. Oggi costa molto andare avanti, non c’è più un mercato pubblicitario locale che permetta di vivere serenamente. Quindi andiamo avanti, sono soddisfatto anche se non stiamo diventando miliardari. Qui conduco anche un programma seguito. Abbiamo ottenuto risultati importanti, visto che la comunità italiana è la seconda dopo quella spagnola. Radio Calima è una radio italiana che si rivolge anche ad un pubblico spagnolo, è un mix. Non ce ne rendiamo conto, ma noi italiani siamo molto bravi a fare la radio. La Spagna ha buone radio, ma non sono curate come siamo abituati a sentirle in Italia”.

A proposito dell’evoluzione del mezzo, sei per la radiovisione?

“Non amo la radiovisione, forse perché provengo da altri tempi. La radio è la radio, punto. Radio Calima è una visual radio e questo ha portato ulteriore successo, perché in Spagna la radiovisione è quasi assente. E’ la stessa curiosità che aveva l’Italia quando iniziava RTL 102.5 con la radiovisione. Al giorno d’oggi non puoi non farla e poi come ripeto, qui nelle Canarie ha una presa importante. Il tutto conviene anche dal punto di vista del marketing e dei social”.

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