Irshad Amad Ansari: Trasparenze in acquerello

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di Marisa Iacopino

Un leggero schizzo a matita per definire la composizione, poi ampie velature con pigmenti diluiti in acqua per creare l’armonia dei colori.

Quando osserva un soggetto, cerca di vederlo in termini di forme, texture, luci e ombre.

Lavora senza vincoli nei paesaggi liberi, lasciando che il mezzo lo guidi.  Nelle vedute architettoniche dà invece la giusta attenzione al disegno e alla prospettiva. Ma il suo obiettivo non è mai il dettaglio iperrealistico, quanto catturare l’essenza, fissare l’atmosfera, l’umore della scena.

Perché l’arte, a suo dire, dovrebbe rivelare la personalità dell’artista: i suoi colori interiori, l’interpretazione del soggetto,

Lui è Irshad Amad Ansari, maestro dell’acquerello. Ha condiviso con noi il suo percorso.

“Vengo da Ballia, piccola città nello stato dell’Uttar Pradesh, in India.  Mio padre era un insegnante con una profonda passione per la calligrafia e il disegno. Sono cresciuto circondato da schizzi, lettering, conversazioni sull’arte. La creatività era semplicemente parte della vita quotidiana. Dopo una laurea in Belle Arti presso la Jamia Millia Islamia, ho conseguito un master in Animazione e Design Cinematografico presso la IDC School of Design dell’IIT Bombay, una delle istituzioni di design più prestigiose dell’India”.

Quando ti sei avvicinato alla pittura?

“La pittura ha sempre fatto parte della mia vita. Fin da piccolo disegnavo e dipingevo. A quel tempo, era un hobby, una forma di autoespressione. Un punto di svolta è arrivato in prima media, quando ho incontrato il mio insegnante di arte, il Dott. Iftkhar Khan. Aveva una laurea in belle arti e mi ha introdotto al mondo artistico al di là dei compiti scolastici. Mi parlava di formazione professionale, possibilità di carriera e dei tanti percorsi da poter intraprendere. Quella conversazione mi è rimasta nella mente. In terza media, avevo già deciso di seguire questo percorso. Ho così iniziato a prepararmi per l’ammissione a un corso di laurea in Belle Arti”.

Perché la scelta degli acquerelli?

“Gli acquerelli mi hanno attratto per la loro fluidità, velocità, imprevedibilità. È un mezzo che richiede un delicato equilibrio tra controllo e libertà. L’interazione tra acqua e pigmento è in continua evoluzione, anche una piccola variazione in questo rapporto può produrre risultati completamente diversi. Spesso le texture e le transizioni più belle emergono quando l’artista lascia che il mezzo si comporti in modo naturale, piuttosto che cercare di controllare ogni dettaglio. Anche durante gli studi, e poi quando lavoravo nel campo della grafica e del motion design, gli acquerelli sono rimasti sempre il mio spazio personale di calma ed esplorazione creativa”.

Dipingere all’aria aperta significa non solo osservare, ma anche immortalare l’attimo. Questo sistema trasmetta meglio le emozioni dell’artista?

“Sì, assolutamente. Dipingere all’aperto non significa solo registrare ciò che vediamo, ma vivere l’ambiente in prima persona. La luce cangiante, le nuvole in movimento, il vento, i suoni e persino le conversazioni con la gente del posto diventano parte integrante del processo pittorico. Per me, dipingere all’aria aperta è un’avventura. Si insegue la luce, si osserva l’atmosfera, si cattura l’essenza di un momento fugace prima che cambi. La natura insegna emozioni che nessun libro può trasmettere. Un paesaggio dipinto all’aperto spesso racchiude l’energia di quel preciso istante. In questo senso, il dipinto diventa un ricordo. Molte persone immortalano i ricordi attraverso le fotografie, io attraverso schizzi e acquerelli”.

A proposito degli scenari naturali, tu dici che le montagne ci insegnano la pazienza, l’acqua il lasciar andare. I tuoi paesaggi parlano più di attesa o di perdita?

Per me, i paesaggi sono soprattutto riflessione ed equilibrio. Le montagne rappresentano stabilità, tempo, resistenza, per questo simboleggiano la pazienza. Ci ricordano che alcune cose nella vita richiedono attesa e perseveranza. L’acqua, d’altra parte, rappresenta il movimento e il cambiamento. Ci insegna a lasciar andare e ad accettare il flusso della vita. Nei miei dipinti, tutte queste idee coesistono. La natura ci ricorda costantemente che la vita contiene sia immobilità che movimento, pazienza e trasformazione”.

Ci sono stati artisti di riferimento nel tuo percorso creativo?

“Senz’altro molti maestri dell’acquerello. Artisti indiani come Milind Mulick, Prafull Sawant e Vijay Biswal, in particolare, hanno influenzato la mia prospettiva artistica, insieme ad altri acquerellisti il cui lavoro continua a ispirarmi”.

È possibile, oggi, vivere di pittura?

“Sì, anche se il percorso è cambiato significativamente. Gli artisti non sono più limitati a gallerie o mostre; le piattaforme digitali ci permettono di connetterci direttamente con un pubblico globale. Ho lavorato nel mondo aziendale come graphic e motion designer fino al 2023. Dopo aver partecipato a un programma internazionale di pittura en plein air in Russia, ho deciso di dedicarmi più seriamente all’acquerello. Incontrare artisti di diversi paesi mi ha ispirato a perseguire questa passione con maggiore impegno. Ho iniziato a condividere online consigli e dimostrazioni sull’acquerello e, gradualmente, si è formata una vasta community attorno al mio lavoro che mi permette di interagire con artisti e studenti di tutto il mondo”.

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