Alex Polidori: La voce che conquista il grande schermo

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a cura della Redazione

Voce di Spider-Man, di Timothée Chalamet e di tanti personaggi entrati nell’immaginario di milioni di spettatori, Alex Polidori è uno dei doppiatori più apprezzati della sua generazione. Attore, musicista e artista poliedrico, da oltre venticinque anni vive tra sala di doppiaggio, cinema e palcoscenico. In questa intervista ci racconta il suo percorso, dagli esordi da bambino ai grandi successi, passando per il dietro le quinte del mestiere, la passione per la musica e i sogni che continuano a guidare la sua carriera.

Alex Polidori, hai iniziato da piccolissimo tra doppiaggio e tv. Come è nato tutto? Raccontaci un po’ dalle origini questo tuo percorso straordinario.

“Ho iniziato davvero da piccolissimo. Mio fratello Gabriele aveva già cominciato a lavorare nel doppiaggio e io, come fanno spesso i fratelli minori, l’ho seguito. Entrambi abbiamo avuto anche esperienze in televisione e ho avuto la fortuna di vivere cose incredibili già da bambino. Una delle più belle è stata sicuramente Sanremo con Nino Frassica e Pippo Baudo. All’inizio era tutto un gioco, poi piano piano mi sono ritrovato a farne un lavoro. E oggi, dopo più di venticinque anni, provo ancora la stessa emozione quando entro in sala”.

Nella tua carriera da doppiatore ormai da oltre 25 anni, tra tutti i ruoli che hai ricoperto a quali resti più legato e quale a tuo avviso ti rappresenta di più?

“Sono molto legato a Nemo perché ha accompagnato una parte importante della mia infanzia. Però il personaggio che mi rappresenta di più è probabilmente Spider-Man. Quando indossa il costume è entusiasta, ironico, pieno di energia e non si tira mai indietro. Quando invece è Peter Parker è un po’ impacciato, timido e combina qualche pasticcio. Ecco, diciamo che in quel mix mi ci ritrovo parecchio. Forse è anche per questo che gli sono così affezionato”.

Da anni sei la voce di Timothée Chalamet, anche nell’ultimo film “Marty supreme D”. Come è stato affrontare questo lavoro?

“Ogni film di Timothée è una sfida diversa. È un attore che lavora molto sulle sfumature e spesso costruisce personaggi molto interiori, profondi e a volte anche un po’ misteriosi. Per questo non puoi limitarti a seguire la voce: devi cercare di entrare nel suo modo di pensare e sentire il personaggio. È una cosa che mi diverte molto e che mi costringe ogni volta a mettermi in gioco”.

La tua voce è anche quella di Spider-Man. Ti chiedono tutti un saluto alla Uomo Ragno? Cosa si prova ad essere un’icona anche per i più piccoli?

“Sì, praticamente tutti i giorni! Devo essere sincero: online non vado matto per i saluti fatti tanto per fare, perché a volte diventano più una moda che altro. Dal vivo invece è tutta un’altra storia. Quando incontri un bambino e vedi la sua faccia illuminarsi perché riconosce la voce del suo eroe preferito, quella è una sensazione bellissima. Sono momenti che non stancano mai e che ti ricordano quanto una voce possa lasciare un segno nelle persone”.

Come si svolge la giornata tipo di un doppiatore? Vogliamo sapere tutto! Quanto studio c’è dietro al personaggio e come si svolgono i turni di doppiaggio? (Raccontaci un po’ dietro le quinte)

“Molti immaginano che stiamo tutto il giorno nella stessa sala, ma non è così. A Roma ci sono tantissimi studi e spesso ci capita di fare tre o quattro turni in posti diversi nella stessa giornata. Quindi sì, passiamo parecchio tempo anche nel traffico. La parte più complicata è passare continuamente da un personaggio all’altro. Magari al mattino fai un cartone animato, poi un supereroe, poi un poliziotto in una serie crime e magari chiudi con un documentario. È una cosa bellissima perché non ti annoi mai, però richiede anche una certa elasticità mentale. A fine giornata, ogni tanto, non sai più bene chi sei! Dietro ogni personaggio c’è comunque tanto ascolto, tanta osservazione e la capacità di entrare rapidamente nel mondo che stai raccontando”.

Oltre al doppiaggio sei anche attore e cantautore. Dove trovi il tempo di fare tutto?

“Bella domanda! La verità è che faccio tante cose perché mi piacciono davvero. Non è sempre facile trovare il tempo per tutto e spesso le giornate sono molto piene, però quando hai più passioni fai di tutto per non rinunciare a nessuna. Alla fine credo di essere una persona molto curiosa e questo mi porta continuamente a cercare nuovi modi per esprimermi”.

La musica è anche una tua grande passione. Come nasce il tuo progetto musicale e dove trai ispirazione per i tuoi brani?

“La musica è sempre stata presente nella mia vita. A un certo punto ho sentito il bisogno di raccontare qualcosa di mio, senza nascondermi dietro un personaggio. Le canzoni mi permettono di parlare delle mie esperienze, dei ricordi, delle persone che incontro e delle emozioni che vivo. L’ispirazione arriva spesso proprio dalla vita quotidiana. Mi piace raccontare cose vere, nelle quali magari qualcuno possa riconoscersi”.

Sanremo: che ricordi hai dell’esperienza con Nino Frassica e Pippo Baudo? Sogni di tornarci da cantante?

“Ho un ricordo bellissimo di quell’esperienza. Ero molto piccolo e probabilmente non avevo nemmeno la piena consapevolezza di quello che stavo vivendo. Salire sul palco dell’Ariston accanto a persone come Nino Frassica e Pippo Baudo è qualcosa che resta per sempre. Oggi lo guardo con occhi diversi e mi rendo conto della fortuna che ho avuto. Tornarci da cantante? Sarebbe sicuramente un sogno e un modo molto diverso di vivere quel palco”.

Tornando al doppiaggio quest’estate sarai grande protagonista con “Odissea” e il nuovo “Spiderman” cosa rappresenta per te essere tom Holland in queste due grandi produzioni?

“Tom Holland è un attore che ormai accompagna una parte importante della mia carriera e della mia vita professionale. Dare la voce a un attore in produzioni così importanti è una grande responsabilità, ma anche un enorme privilegio. Cerco sempre di affrontare ogni progetto con rispetto e gratitudine, senza dare nulla per scontato. Sapere che il pubblico associa quella voce a personaggi così amati è qualcosa che mi rende molto orgoglioso”.

Alex al di fuori del cinema e della musica, che persona è? Come ti piace passare il poco tempo libero?

“Una persona molto semplice. Mi piace viaggiare, stare con gli amici, con la mia ragazza, andare allo stadio a vedere la Roma e scoprire posti nuovi. Passo gran parte della mia vita in studi di registrazione, quindi quando posso cerco di stare all’aria aperta e di vivere esperienze diverse. Mi aiuta a staccare e anche a trovare nuove idee”.

C’è differenza nel doppiare un film, una serie TV o una serie animata a livello di difficoltà e tempistiche?

“Sì, cambia parecchio. Nei cartoni hai più libertà e puoi giocare di più con la voce, però serve anche tantissima energia. Nei film e nelle serie con attori veri il lavoro è più legato all’interpretazione e alla precisione. Personalmente trovo molto emozionante vedere un attore sullo schermo parlare con la mia voce. È una sensazione che ancora oggi mi dà soddisfazione. Però adoro anche l’animazione perché ti permette di sperimentare e divertirti in modi completamente diversi. Ogni tipo di prodotto ha le sue difficoltà e il suo fascino”.

Qual è stato il doppiaggio più difficile che hai affrontato?

“Probabilmente ‘A Complete Unknown’, dove ho doppiato Timothée Chalamet nei panni di Bob Dylan. Da una parte c’era la responsabilità di dare voce a una figura iconica e ancora vivente, dall’altra c’era una difficoltà tecnica non indifferente. Timothée aveva scelto di parlare con la bocca molto chiusa per avvicinarsi al modo di esprimersi di Dylan e questo rendeva il sincronismo davvero complicato. In più era la prima volta che lavoravo su un personaggio musicale di questo livello. È stato impegnativo, ma anche uno dei lavori che mi ha dato più soddisfazione negli ultimi anni”.

Quali sono le caratteristiche che un doppiatore deve avere per essere un bravo professionista? Essere un attore e fare teatro aiuta?

“Secondo me la cosa più importante è essere un bravo attore. Spesso si pensa che per fare il doppiatore basti avere una bella voce, ma non è così. Il doppiaggio è recitazione a tutti gli effetti, semplicemente fatta davanti a un microfono e con alcune competenze tecniche che bisogna sviluppare nel tempo. Si parte da una buona dizione, da un’emissione vocale corretta e dalla capacità di usare la voce nel modo giusto. Non conta tanto il timbro che hai, quanto come riesci a utilizzarlo: dosare, modulare e sfumare la voce al servizio del personaggio. Poi ci sono tanti aspetti tecnici da imparare, come il sincronismo, l’articolazione, la gestione del fiato e tante altre dinamiche del mestiere. Però la tecnica da sola non basta: prima bisogna imparare a recitare. Per questo credo che studiare recitazione e fare teatro siano una base fondamentale su cui costruire tutto il resto”.

A giovani artisti che vogliono intraprendere il tuo percorso, che cosa consiglieresti loro?

“Di studiare, avere pazienza e non cercare scorciatoie. Oggi spesso si pensa prima alla visibilità che alla preparazione, mentre questo è un mestiere che richiede tempo, sacrificio e tanta passione. Consiglio sempre di partire dalla recitazione, perché è quella la vera base di tutto. E soprattutto di non smettere mai di essere curiosi”.

Progetti futuri e sogni nel cassetto?

“Il sogno è continuare a fare questo lavoro divertendomi come il primo giorno. Vorrei continuare a crescere sia nel doppiaggio che nella musica, portare le mie canzoni a sempre più persone e affrontare nuovi personaggi e nuove sfide. Mi considero molto fortunato per quello che ho vissuto finora, ma sono convinto che le cose più belle debbano ancora arrivare”.

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