di Silvia Giansanti
Una vita dedicata alla comunicazione, raccontata tra ricordi precisi, curiosità e riflessioni sul cambiamento di un mondo che oggi non è più quello di un tempo
Dove lo trovi un personaggio con un lessico ineccepibile e una memoria di ferro, a tal punto che si ricorda i giorni del calendario di un determinato anno? Impossibile, non esiste! E invece no, dalla fine degli anni ’70 ai nostri giorni, Roberto Mattioli ha saputo far parlare di sé, riguardo al suo talento radiofonico e televisivo. Ironico e pungente al punto giusto e innamorato del mezzo radio fin da bambino. Molti lo ricorderanno anche nel programma tv di Alda D’Eusanio “Al posto tuo”, quando era solito indossare il pigiama sotto il vestito. Ma tornando alla radio che è ciò che ci interessa, Roberto mosse i primi passi nel comprensorio tiburtino, in provincia di Roma. La sua è stata comunque una strada impervia, fatta anche di belle soddisfazioni in ogni campo. E’ dotato di una voce particolarissima e forse proprio anche grazie a lui molti, compresa la sottoscritta, si sono innamorati di questo mestiere. Oggi Roberto è continuamente in fermento, portando avanti i suoi mille progetti, specie per TMC e TMC2, attendendo magari anche un nuovo contratto in radio
Roberto, è stata la radio a cercare te o viceversa?
“Ho cercato io la radio, essendo stato un appassionato di musica e un grande ascoltatore di Radio Rai, fin quando ero infante. La mia santa mamma ascoltava i programmi storici. Quella scatola che emetteva suoni e parole mi affascinò fin da subito”.
In che modo avvenne il contatto?
“Setacciando le radio locali della zona di Tivoli. Alcune non erano dislocate comodamente e in altre non andavo bene io. Finché non approdai a Radio Tivoli Fraternità, ma solo come ascoltatore partecipante. Invece la radio che mi mandò in onda per la prima volta fu Radio Holiday, una storica emittente della zona. Ebbi tutto da imparare”.
Ricordi la data esatta delle tue prime parole al microfono?
“Il 25 giugno del 1979 ed era un lunedì”.
Scendiamo nel dettaglio in merito all’approccio.
“Chiamai più di una radio e Radio Holiday mi dette l’opportunità di andare al microfono, dopo che feci il telefonista per una settimana. Contattai proprio il fondatore Mario Modesti, scomparso nel 2021. Per anni mi disse ‘Quando andrai in Rai, ricordati che ti ho inventato io’, in stile Pippo Baudo”.
Dopo aver rotto il ghiaccio ti trovasti a tuo agio.
“A dir la verità non subito, il mio exploit, se così lo vogliamo definire, iniziò nella seconda metà del 1980. Ricordo facemmo una raccolta fondi per il devastante terremoto in Irpinia. Da quel momento non fui più timido”.
Quando arrivarono i tuoi primi guadagni?
“Molto dopo, nel 1984, nel momento in cui sbarcai in una radio della capitale, all’epoca molto quotata e che era Radio In 101. Prendevo un assegno che per un ragazzino ventenne andava più che bene”.
In seguito conosciamo la tua esperienza giornalistica con Radio Centro Suono.
“Esatto. Ci andai nel 1987, dopo che fui chiamato da Filippo Firli, il quale mi fece sapere che stavano cercando un conduttore di notiziari. Ebbi anche la possibilità di fare l’inviato per grandi concerti come per i Duran Duran e David Bowie. All’epoca Radio Centro Suono era una radio stupenda con voci come quelle di Francesco De Vena, Gianmaurizio Foderaro, Umberto Mostocotto, Maria Rosaria Gavar, Marco Fullone, Doralba Picerno e Filippo Firli”.
Hai qualche aneddoto soprattutto degli inizi che riguarda la tua voce, così accattivante in un momento storico in cui non c’era la sovraesposizione di adesso per un conduttore?
“Potevo benissimo essere nominato una sorta di ‘gigolo’ dell’etere. Ebbi una voce bellina da ragazzo, ancora da formare, ma che attirava una marea di ragazzine che volevano ad ogni costo un appuntamento. All’epoca il conduttore era facilmente raggiungibile per telefono. Quando incontravo ragazze particolarmente carine, restavano inesorabilmente deluse. Allora mi aiutavo con un outfit completamente diverso dal solito. Però mi sono capitate anche ragazze inguardabili”.
Come la presero i tuoi genitori, in quanto prendesti una strada alternativa?
“Non fui ostacolato dai miei, ma controllato da mio padre quando facevo tardi per le interviste. Ma si dovette abituare a tutto ciò. Anzi, quando entrai a Radio Centro Suono si emozionarono”.
Ad un certo punto ti buttasti sulla tv. Perché?
“Fu un passaggio non voluto, al contrario della ricerca della radio locale. Ci fu un casting a cura di Gianna Tani, la casting director del gruppo Mediaset (Fininvest allora). Nel gennaio del 1990 fece dei provini in una discoteca di Roma. Sostenni il provino per la trasmissione ‘Star 90’ di Alessandro Cecchi Paone su Rete 4. Con me ci furono figure come Dario Ballantini e Valerio Staffelli. Hanno avuto più fortuna di me. Successivamente però arrivarono delle collaborazioni con ‘Scherzi a Parte’ e varie ospitate al ‘Maurizio Costanzo Show’.
Nel frattempo tralasciasti la radio?
“No affatto. Lavorai nel 1994 per Radio Due Rai all’epoca di Aldo Grasso in un programma con Piero Chiambretti e Luciana Littizzetto. Un anno dopo passai a RTV San Marino”.
Cosa ne pensi della visual radio?
“Sono per la scatola magica che parlava, attirando l’immaginazione di chi l’ascoltava. Oggi la radio la si ascolta di tutta fretta, in macchina e attraverso la televisione, non più attentamente a casa. Gli apparecchi radio non esistono più. E’ cambiato tutto, non si sogna più”.

