di Marisa Iacopino
Con mezzi grafici e coloristici crea astrazioni geometriche che esprimono la sua visione del mondo.
Si tratta dì elementi compositivi che, in un processo additivo di linee e immagini, esplora l’arte outsider per una narrazione non convenzionale.
Lui è Zack Goulet giovane pittore e sviluppatore di videogiochi statunitense.
Si racconta per GP Magazine. “Vivo nelle Twin Cities del Minnesota *, ma sono originario di Chicago. Mi dedico seriamente alla pittura dall’età di diciassette anni. Fin da bambino desideravo diventare un artista, ispirato da mio padre, anch’egli pittore, e dai videogiochi”.
Come definiresti la tua arte?
“Potrei dire che suggerisce interrogativi senza fornire risposte dirette. Lavoro con l’interazione di colori, forme e pattern per far emergere una narrazione astratta che lo spettatore può interpretare visivamente”.
Puoi parlarci del Color Aid Painter e di cosa significa dipingere con pixel 3D piatti?
“Il Color Aid Painter è un progetto di David Ramis, un architetto. L’ho aiutato a realizzarlo. Mostra come “l’aspetto pittorico” possa essere utilizzato nella progettazione architettonica. Si tratta di un’idea che utilizza “pixel” rettangolari tridimensionali ispirati alle tavolozze di Joseph Albers, un precursore dell’Optical Art e della Minimal Art”.
Cosa significa per te fare arte?
“Credo che per fare arte occorre ascoltare la propria intuizione, connettersi al metafisico. L’arte è un esercizio meditativo basato sull’intuizione, l’empatia e la verità – elementi che guidano le decisioni – non un mezzo di fuga dai problemi. Bisogna lasciare che le cose accadano piuttosto che forzarle”.
Come si inseriscono gli skateboard nelle tue creazioni?
“Gli skateboard in sé non influenzano la mia arte, ma l’atto di andare sullo skateboard sì. Sia nella pittura che nello skateboard si cerca di eseguire acrobazie. Nella pittura, con la superficie pittorica. Nello skateboard, si tratta di riutilizzare l’architettura in modi unici”.
Parlando delle favelas in Brasile, sostieni che questi giganteschi complessi autogestiti sembrano opere d’arte visuale. Cosa hanno in comune con una creazione artistica?
“La cosa principale che si nota guardando le favelas è come esse siano costruite su ciò che già esiste. Una sorta di estetica del “build-as-you-go” ** che paragono molto al processo creativo. Sono anche incredibilmente dense di informazioni visive, cosa che apprezzo nei dipinti”.
Pittura digitale con iPad e pittura tradizionale: quali le differenze sostanziali?
“Un dipinto tradizionale e un’opera digitale realizzata con un iPad sono l’uno l’opposto dell’altro. La materialità del colore è il tema principale di tutta la pittura contemporanea. Quando si rimuove la materialità del colore e la si sostituisce con un suo simbolo, si crea un simulacro”.
E in merito alla pittura con IA?
“Con l’avvento degli strumenti di intelligenza artificiale, la barriera d’ingresso nel mondo dell’arte digitale è ai minimi storici. Artisti senza alcuna esperienza di programmazione possono creare con facilità. Ma credo che più il mondo diventerà digitalizzato, più il valore dell’arte fisica sarà apprezzato”.
Alcuni dei tuoi dipinti sembrano rappresentazioni labirintiche. Ci si immerge in essi per poi ritrovare l’uscita, o c’è il rischio di perdersi?
“Credo che più a lungo riesco a rimanervi immerso, meglio è. Non credo ci sia il rischio di perdermi. Quando mi allontano dal dipinto e osservo come si comporta a livello compositivo, posso ridurre gli elementi di disturbo per bilanciare il piano pittorico”.
Quali artisti del passato o del presente ti hanno ispirato?
“Quando ho iniziato a dipingere, mi ispiravano artisti come Basquiat, Picasso e de Kooning. Artisti outsider come Henry Darger, Hilma af Klint. Mio padre, John Goulet, è un pittore e probabilmente è quello che più mi ha ispirato fin da giovane. Tra i pittori viventi di cui apprezzo molto il lavoro ci sono Yevgeniya Baras, Cody Hoyt e Rebecca Morris”.
Come sviluppatore di videogiochi, ti consideri più un creatore tecnologico o artistico?
“Direi di essere più un creatore artistico. L’utilizzo della tecnologia ti aiuta a definire meglio il tuo obiettivo. Credo che ciò che mi piace dello sviluppo di videogiochi sia la meticolosa cura artigianale. Sia la pittura che i videogiochi richiedono una quantità di tempo incredibile per essere completati. Se riesci a dedicarti completamente a questi progetti, la soddisfazione è enorme”.
Il videogioco “Studio Sim” ti dà gli strumenti sia per creare arte che per giocare. Significa creare arte all’interno del gioco e poi portarla fuori?
“’Studio Sim’ è un gioco in prima persona in cui giochi nei miei panni, nel vecchio studio di Garfield Park. Utilizzi elementi fotografati dei miei veri dipinti per remixare e progettare la tua versione delle mie opere. Quando spedisci i dipinti per guadagnare denaro nel gioco, le tue creazioni vengono pubblicate online”.
Progetti per il futuro?
“Ho in programma di dipingere uno skatepark in Michigan. Potrei partecipare a un’altra fiera d’arte a Chicago alla fine dell’anno. Inoltre, nel 2027 ho intenzione di pubblicare un videogioco di skateboard a cui sto lavorando da tre anni”.
*Minneapolis e Saint Paul, città conosciute come Twin Cities (Città gemelle)
- **“costruire man mano”




