di Silvia Giansanti
Un viaggio negli anni pionieristici dell’etere, tra passione, gavetta e sogni costruiti davanti a un microfono, fino alla professionalità riconosciuta e a una carriera che ha attraversato decenni di cambiamento
Continua il nostro bel viaggio attraverso le voci che hanno reso importante la radio e attraverso l’FM che non esiste più. Negli anni ’70 infatti, una volta abbattuto il monopolio Rai, le private, così come venivano definite all’epoca, spuntarono come funghi. Passione, esperienze, curiosità, tentativo di realizzare qualcosa di nuovo, facendo così nascere e crescere un nuovo mestiere. In quegli anni avvolti ancora oggi nella magia, iniziò Umberto Mostocotto, che molti ricorderanno nelle esperienze non molto lontane con Isoradio e con il Cis. E’ anche giornalista professionista. Oggi si sta godendo la meritata pensione. Non nascondiamo che un po’ ci fa impressione pensare che stia avvenendo un ricambio nella radiofonia.
Umberto, per quale motivo ti ritrovasti in una radio?
“All’epoca facevo il disc jockey di sala, avevo 14 anni e quando iniziarono a nascere le radio private, mi ci buttai perché era l’unico modo per proporre la propria musica, a parte nei club”.
Un conto è però proporre musica e l’altro è andare davanti ad un microfono.
“Certo, il passo è stato breve. Fui agevolato da un buon timbro di voce e seppi presentare i pezzi che andavano in onda. Fu tutto molto naturale, anche se all’inizio ci fu qualche titubanza. Ma la passione fu talmente forte che mi permise di lavorare nel campo. Un lavoro a tutti gli effetti insomma”.
Ricordi la prima volta in cui andasti in onda?
“Fu nel mese di febbraio del 1976 a Radio Onda Sonora di Roma”.
Ci furono dei personaggi che fecero strada come te in quella radio?
“Sì, Teo Bellia che presi proprio io visto che nel frattempo ebbi la direzione artistica della radio”.
Quali sono stati gli step successivi?
“Andai a Radio Emme, una gloriosa e storica emittente con voci come Silvio Piccinno, Anna Pettinelli e Teo Bellia. Successivamente arrivarono Francesco De Vena e Luciana Biondi. Ricordo che la sede era collocata a Finocchio, nella palazzina di Renato Dionisi e Simona Marocco. Qui rimasi fino al 1986”.
Quando hai capito che tutto questo sarebbe stato il tuo futuro?
“Quando ho iniziato a vedere i primi soldini. Senza dimenticare che nel 1982 arrivò una telefonata dalla Rai, all’epoca delle Stereo. Fui contattato per fare la settimana del disc jockey emergente, insieme a Gigi Marziali, Angelo De Robertis e Paolo Testa. Un quarto d’ora al giorno per una settimana e da quella selezione uscii io e la compianta Simonetta Zauli. Fummo i primi di questa ondata a lavorare insieme al noto conduttore e giornalista Ernesto Bassignano”.
Quando iniziasti a prendere questa direzione, come la presero in famiglia?
“Non bene, poiché mio padre che lavorava comunque nel mondo dello spettacolo, non vedeva la figura dell’intrattenitore come un lavoro vero e proprio. Ma si rese conto del contrario quando arrivò la chiamata della Rai con uno stipendio da sogno”.
Come hai vissuto l’evoluzione della radio?
“Bene. Non ho avuto nessun tipo di problema, visto che ho fatto per tanti anni il Cis in televisione. Avere una radiovisione non mi ha disturbato, al contrario di molti. Io ero già abituato grazie alla Rai, altrimenti non avrei avuto nessuna dimestichezza con la telecamera”.