di Marisa Iacopino
Arte astratta che si esprime attraverso un linguaggio visivo fatto di forme sfumate, palette di colori grigio, verde, blu combinate con trame materiche per un’armonia di effetto, un’illusione di volume. E la realtà, pure se non direttamente riconoscibile, sembra rimandare a un legame simbiotico tra elementi naturali: corpi celesti in via di formazione, vaste distese d’acqua che mostrano la loro forza tumultuosa. E, ancora, soggetti pittorici che hanno la leggerezza di ali di farfalle, la delicatezza di petali di fiori.
Ci troviamo davanti alle tele di Muriel Napoli, artista marsigliese, una formazione al di fuori delle accademie. Con le sue mostre, presenti in ogni angolo del pianteta, offre allo spettatore una visione della natura primigenia, quanto più lontana dalla contaminazione umana.
Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza.
“Fin da bambina amavo disegnare. A 18 anni, i miei genitori mi regalarono, per Natale, un set di colori a olio. Inizialmente, copiavo opere di Edward Hopper prima di dipingere dal vero, creando soggetti molto dettagliati: nature morte e paesaggi marini. In seguito, ho esplorato l’astrazione, inizialmente scura e persino monocromatica, ora colorata”.
Si dice che la preferenza per i colori freddi, blu, verde, toni chiari, sia associata alle persone interessate alla natura. Per te la natura è una fonte di ispirazione?
“Sì, assolutamente. I miei dipinti rendono omaggio allo spirito trasformativo della Natura, incontaminata dall’intervento umano: la nascita degli oceani, l’arrivo dell’acqua, la formazione dei sedimenti, la creazione di magma e carbone, la nascita delle stelle, le meraviglie geologiche… Questi sono alcuni dei fenomeni che cerco di esprimere. Attraverso la fusione di elementi organici e minerali, cerco di evocare la sinfonia del cambiamento della Natura. La mia arte elimina tutto quello che è artificiale”.
A proposito del processo creativo, cosa ti spinge a metterti davanti a una tela bianca?
“Non ho uno studio nel senso convenzionale del termine; dipingo all’aperto, con qualsiasi tempo. Direi che è più forte di me. È difficile da esprimere a parole, ma diciamo che per me dipingere è una ricerca, un tentativo di connettere cose ed esseri al mondo. Cerco sempre più di arrivare al nocciolo della questione, di eliminare ciò che sembra superfluo o troppo immediatamente attraente. Cercando l’ascetismo, cerco di acquisire forza e profondità”.
Che emozione hai provato completando la tua prima opera e quali sentimenti evoca in te oggi?
“Ho iniziato dipingendo nature morte. All’inizio ero orgogliosa di poter riprodurre frutta e oggetti di uso quotidiano. Tuttavia, oggi questi primi dipinti evocano in me meno emozioni”.
Ci racconti dei materiali e delle tecniche da te utilizzate?
“Dipingo su tela con acrilici e inchiostro, a cui aggiungo carboncino e pastelli. Lavoro d’istinto, lasciando che le forme emergano gradualmente. Dispongo le tele orizzontalmente, il che mi permette di lavorare con materiali fluidi e di privilegiare gesti ampi, con tutto il corpo in movimento”.
Cosa significa per te l’astrazione?
“Mi permette di avere molteplici interpretazioni dello stesso dipinto, di essere più libera e di lasciare spazio all’inaspettato”.
Ci sono artisti del passato o del mondo contemporaneo che ti hanno influenzato?
“Sono attratta dall’opera di Jean Miotte per il suo movimento. Ma andando ancora più indietro, sento una certa affinità con Caspar David Friedrich per il suo uso del silenzio. Ammiro poi in Caravaggio la potenza espressa attraverso il chiaroscuro, attraverso il dialogo e la lotta tra oscurità e luce”.
Che tipo di rapporto vorresti instaurare con un fruitore che si pone davanti a un tuo lavoro?
“Vorrei invitare lo spettatore a immergersi nella mia visione della Natura, e magari anche a sognare. Inoltre, desidero preservare la sua privacy, la sua reazione alle mie opere. Non anelo a fornire chiavi di interpretazione, a imporre un modo di percepire il mio lavoro”.
Per concludere, quale verbo sceglieresti per definire la tua attività artistica?
“Osare!”.
E allora noi osiamo sperare che l’espressione artistica conservi sempre il giusto spazio in un mondo pur così saturo di stimoli visivi; osiamo credere che, a dispetto dell’affollamento percettivo, le opere di Muriel Napoli invitino a fermarsi, a trovare significato e armonia. In una connessione emotiva profonda, a partecipare alla bellezza dell’Arte.


