A tu per tu con UGOLIZE, vero e proprio fenomeno della rete con oltre 2,8 milioni di followers totali, community nata per portare momenti di esilarante leggerezza e divertimento nella vita quotidiana delle persone, diventando al contempo un punto di riferimento della comicità in Italia per le iconiche vignette senza mai dimenticare lo sfondo sociale con l’intento di sensibilizzare su quelli che sono i problemi della nostra società contemporanea. Quasi nessuno sa che dietro ad Ugolize ci sono Mattia Marangon, Pietro Alcaro e Samuele Rovituso, i tre ideatori e founder di questo fenomeno pazzesco da milioni di seguaci.
Da dove nasce l’idea di creare Ugolize e con quale obiettivo? Raccontateci come è nato questo progetto…
“Il progetto nasce nel 2016 con un unico obiettivo: creare vignette capaci di far ridere le persone. Non c’era alcuna strategia, né un fine commerciale; per noi era semplicemente un gioco, qualcosa che prima di tutto divertiva noi stessi. E forse è stata proprio questa genuinità la nostra vera forza”.
Oltre 10 anni di attività. Il progetto ha vissuto insieme a voi un’evoluzione e una costante crescita. cosa è cambiato in questi 10 anni? quali momenti ricordate con più entusiasmo? Qual è stato il momento più difficile? sicuramente Ugolize durante la pandemia ha strappato milioni di sorrisi.
“È cambiato moltissimo. Da progetto nato per gioco, in 10 anni siamo cresciuti anche noi, siamo maturati e abbiamo preso sempre più consapevolezza della responsabilità che c’è nel parlare ogni giorno a milioni di persone. Anche per questo la pandemia è stata per noi un passaggio importante: sapevamo che tantissime persone stavano vivendo momenti difficili e, proprio per questo, abbiamo pubblicato molti contenuti in più con l’obiettivo di portare un po’ di leggerezza nelle loro vite”.
Pietro, Samuele e Mattia, siete i tre founder di Ugolize, come vi siete conosciuti e quali passioni vi accomunano?
“In realtà, la storia dietro al progetto è piuttosto particolare: veniamo rispettivamente da Catanzaro, Torino e Venezia, quindi non eravamo esattamente nelle condizioni più comode per conoscerci dal vivo. Proprio per questo ci siamo incontrati su un gruppo Facebook (che all’epoca andavano fortissimo) qualche mese prima di lanciare il progetto. A unirci fin dall’inizio è stata infatti proprio la stessa passione: far ridere le persone sui social”.
Qual è il processo creativo delle iconiche vignette di Ugolize? come decidete i personaggi? Raccontateci un po’ il mondo che non si vede dietro al progetto.
“Il processo in realtà è molto immediato: i contenuti sono liberamente ispirati a “storie vere”, nel senso che nascono da situazioni quotidiane, in ufficio, in coppia, al supermercato, al ristorante… insomma, tutte cose che succedono nella nostra vita e in cui le persone possono riconoscersi. Oltre a questo, ci piace anche raccontare quello che succede nel mondo, quindi avere uno sguardo un po’ più attento sull’attualità e sulle tematiche sociali, affrontando ogni tanto anche argomenti più impegnati”.
Ugolize è al tempo stesso una grande community seguita sui vari canali social da oltre 2,8 milioni di persone e che raggiunge oltre 20 milioni di utenti mensilli. a vostro avviso quale la chiave di questo successo e cosa vi rende più orgogliosi?
“La chiave, secondo noi, è la coerenza. In tutto questo tempo siamo rimasti fedeli alla promessa che ci eravamo fatti all’inizio: portare leggerezza nella vita digitale delle persone. E nonostante la crescita, i numeri, i brand e tutto il resto, non abbiamo mai tradito questa missione. Credo che le persone lo percepiscano, lo apprezzino, ed è anche per questo che continuano a seguirci sempre di più”.
Una community quella di Ugolize che affeziona un pubblico diverso ed eterogeneo. femmine e maschi, dalla Gen Z, ai millennials, fino agli over 60. Come riuscite ad abbracciare un pubblico così diverso e quali differenze notate in termini di risposta sui social?
“Chiaramente ogni piattaforma social abbraccia un pubblico leggermente diverso, con un’età mediamente più adulta su Facebook e più giovane su TikTok. Però, proprio per la natura dei nostri contenuti, che spaziano dai momenti quotidiani all’attualità, riusciamo a creare vignette in cui tante persone possono riconoscersi, anche appartenendo a fasce d’età molto diverse. E poi, a pensarci bene, chi è che non ha voglia di vivere con un po’ più di leggerezza, soprattutto in momenti storici complessi come quello che stiamo vivendo? Forse è anche per questo che il nostro pubblico è così trasversale: perché, in fondo, tutti hanno bisogno di ridere”.
Ugolize oltre il web è diventato anche un libro in fisico. Ugolize: avventure fuori dagli schemi. ll progetto editoriale cosa racchiude e cosa rappresenta per voi. forse la possibilità di raccontare delle storie più lunghe rispetto alla rete?
“Questo progetto editoriale nasce proprio dal desiderio di rendere Ugolize più “tangibile”. Siamo nati e cresciuti online, quindi avere un punto di contatto con il pubblico anche offline era qualcosa che ci mancava e che sentivamo il bisogno di esplorare. Il libro, poi, raccoglie storie inedite, più lunghe, pensate proprio per funzionare sulla carta. Insomma, abbiamo voluto sperimentare un formato diverso, che però racchiudesse tutta l’essenza di Ugolize. E il risultato, devo dire, ci ha dato grande soddisfazione”.
Cosa vi auspicate per il prossimo futuro? sogni e desideri nel cassetto per Ugolize?
“Sicuramente il nostro obiettivo è continuare il percorso che abbiamo costruito fino a oggi, restando fedeli a quello che siamo sempre stati. Vogliamo continuare a portare leggerezza, ma con uno sguardo sempre più attento e consapevole su ciò che succede intorno a noi, raccontando ancora di più l’attualità con il nostro linguaggio. Per il futuro ci auguriamo di far crescere ancora Ugolize, ma senza perdere la nostra identità. Ci piacerebbe esplorare nuovi progetti, nuovi formati e nuove occasioni per raccontarci, anche offline, mantenendo però sempre quella sincerità e quella spontaneità che ci hanno accompagnato fin dall’inizio”.



