di Mirella Dosi
Disponibile in tutte le librerie e store digitali, “La Stanza Illuminata” (IlViandante Edizioni) è l’emozionante romanzo d’esordio di Marianna Meles, scrittrice originaria di Scano di Montiferro e residente a Cagliari. Un’opera profonda e toccante, destinata a conquistare i lettori con la sua intensa narrazione. Il libro ci immerge nella vita di Nella, la cui esistenza, inizialmente serena, viene sconvolta dal padre dispotico e dalla debole opposizione della madre.
Marianna, “La Stanza Illuminata” ci introduce alla vita di Nella, un’esistenza segnata da sfide e successi professionali, ma anche da un passato irrisolto che riemerge prepotentemente. Il romanzo esplora temi complessi come la fragilità mentale e il recupero. Cosa ha influenzato la costruzione di questi aspetti nella storia di Nella?
“Il mio interessamento alle dinamiche psicofisiche dell’individuo mi ha sempre portato ad approfondire le influenze che l’uomo subisce in rapporto all’ambiente sociale che lo circonda. Inoltre, gli studi intrapresi mi hanno avvicinato ulteriormente ai meccanismi che si scatenano nell’essere umano di fronte a un trauma. Il motivo che mi ha spinto a trattare un argomento così delicato come l’indebolimento mentale è conseguente, quindi, ai traumi, mai risolti, che la protagonista ha subito durante la sua prima infanzia e l’adolescenza. La psichiatria ci insegna, infatti, che un profondo dolore difficilmente si risolve se non affrontato nel modo appropriato. Nella, spinta dalla necessità e dall’urgenza di continuare a vivere, sotterra nel più profondo del suo intimo tutto ciò che la angosciava, ma non è in grado di affrontarlo. Il trauma non risolto riesplode con la morte del padre, trascinandola in un profondo vortice di indebolimento mentale per il quale, a quel tempo, l’unica soluzione era il ricovero in manicomio”.
L’amicizia tra Nella e Maria Luisa è un pilastro portante del romanzo. Potrebbe approfondire l’importanza di questo legame femminile all’interno della narrazione e come esso contribuisca al percorso di guarigione e riscoperta di sé delle protagoniste?
“Ho voluto contrastare lo stereotipo che vede spesso le donne rivaleggiare tra loro, spinte da sentimenti di invidia, gelosia e rivalità. Tra Nella e Maria Luisa, invece, si instaura un rapporto che non è solo di amicizia sincera, ma è un legame profondo di solidarietà, di rispecchiamento reciproco, di empatia basata sulla fiducia e sulla sintonia emotiva. Tutti aspetti che le aiutano a superare i momenti di crisi, portandole a una crescita umana e sociale. La profonda conoscenza che una ha dell’altra le mette in grado di capirsi nel profondo e quindi di aiutarsi. Le donne sono le assolute protagoniste di questa storia, e la loro amicizia e solidarietà sono inestimabili, spingendole a superare la malattia e i pregiudizi sociali, affermando la propria identità e indipendenza”.
“La Stanza Illuminata” si apre a diverse interpretazioni, sia come luogo fisico che come stato d’animo. Qual era la sua intenzione nel dare questo titolo al romanzo e quale significato più profondo spera che i lettori vi colgano?
“Il titolo è una metafora con la quale ho inteso denominare una qualsiasi passione che porta a motivare la vita di un individuo. Penso infatti che ognuno di noi abbia una propria stanza illuminata che ogni giorno dà la forza e l’entusiasmo per affrontare la quotidianità. Per la protagonista è la passione per la sartoria, per Maria Luisa il confezionare cappellini; per qualcun altro può essere la passione per la lettura, per i viaggi, per lo studio, ecc.”.
Essendo questo il suo romanzo d’esordio, quali sono state le sfide maggiori che ha incontrato durante la stesura e quali le soddisfazioni più grandi nel vederlo finalmente pubblicato?
“Scrivere un romanzo è stata la sfida in sé. Credo molto nel significato delle parole e dell’utilizzo che di esse si fa. Perciò ho dovuto soffermarmi spesso, durante la stesura, per dare attraverso le parole l’impronta che volevo a determinate situazioni, alla caratterizzazione dei personaggi, alle atmosfere e ai luoghi descritti nel romanzo. La soddisfazione più grande è il riscontro positivo che sto avendo dai lettori. In diversi casi mi è stato riferito di essersi sentiti coinvolti e partecipi delle vicende narrate”.
Nel romanzo si fa riferimento ai bombardamenti di Cagliari del ’43, un evento storico significativo. Come ha scelto di integrare questo elemento storico nella vicenda personale delle protagoniste e quale impatto ritiene che abbia sulla loro psicologia e sul loro percorso?
“Avendo scelto di ambientare la storia a partire dall’anno ’38 del Novecento, tra Carbonia e Cagliari, è stato più che naturale parlare del terribile bombardamento del ’43, un evento impresso nella memoria di ogni cagliaritano, che ha sicuramente inciso sulla vita dei sopravvissuti. Per quanto riguarda le protagoniste, questo evento drammatico, dopo il quale si ritrovano sole e senza alcun sostentamento materiale, le porta a contare l’una sull’altra in maniera totalizzante. Infatti, è proprio dopo il bombardamento che il loro rapporto di amicizia cresce e si consolida, sia sotto il profilo umano che sotto il profilo economico, tanto da mettersi in gioco nella realizzazione di un laboratorio sartoriale che prevedeva anche la creazione di cappelli e accessori per signore, dando così modo all’estro creativo di entrambe di esprimersi. L’amicizia tra Nella e Maria Luisa si è rafforzata anche grazie alla condivisione degli orrori dei bombardamenti”.
Scrivere un romanzo è un traguardo importante. Se dovesse guardare indietro al percorso che l’ha portata a “La Stanza Illuminata”, c’è un momento o un’esperienza particolare che considera un punto di svolta decisivo nella sua decisione di dedicarsi alla scrittura?
“La scrittura mi ha sempre attratto e sin da bambina ho sempre scritto, senza però mai pensare di rendere pubblico ciò che scrivevo. La svolta è avvenuta quando ho frequentato dei corsi di scrittura creativa. Fondamentalmente, però, è stato l’incontro con Giorgio Binnella, l’insegnante del corso, che mi ha spinto a prendere in considerazione l’idea di scrivere un romanzo. Forse, se lui non mi avesse stimolato, ‘La Stanza Illuminata’ non avrebbe mai preso corpo”.