di Donatella Zaccagnini Romito
Luisa M. Oliva è una psicologa clinica e psicosessuologa con una forte vocazione divulgativa e sociale. Scrittrice di articoli scientifici in ambito di psicologia digitale, attivista intersezionale e content creator, la sua attività professionale si muove lungo la trasversalità tra salute mentale, psicoeducazione sessuologica e fenomeni psicodigitali emergenti come OnlyFans, sextortion, revenge porn e manosphere.
La sua missione è promuovere l’inclusione delle persone stigmatizzate — sex worker, persone LGBTQIA+, praticanti BDSM e di sessualità atipiche — e tutelare la salute psicosessuale attraverso un approccio multidisciplinare e intersezionale.
Cresciuta in un contesto familiare patriarcale, ha sviluppato fin da giovane una profonda sensibilità verso le dinamiche culturali che incentivano l’espressione sessuale maschile e reprimono quella femminile. Da queste domande interiori è nato un percorso di ricerca che l’ha condotta alla scoperta di una umanità complessa, sfaccettata e libera da pregiudizi.
Creativa e appassionata d’arte, Luisa considera la conoscenza come un viaggio continuo nel sé e nell’altro, un’esplorazione che attraversa corpo, emozioni e consapevolezza.
Chi è Luisa M. Oliva?
“Psicologa clinica, psicosessuologa, scrittrice di articoli scientifici in ambito psicologia digitale, attivista intersezionale. La mia attività professionale si concentra sulla trasversalità tra salute mentale, la psicoeducazione in ambito sessuologico e sui fenomeni psicodigitali emergenti (OF, sextortion, revenge porn, manosfhere). Accanto alla pratica clinica, sono attivista e creator di contenuti divulgativi sulle varie sfumature della sessualità, tra cui il sex work. La mia mission è l’inclusione delle persone stigmatizzate (sex worker, persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+, bdsmer e praticanti di una sessualità atipica) e la salute psicosessuale attraverso un approccio multidisciplinare e intersezionale. Sono nata negli anni ’80 in un contesto familiare di stampo patriarcale come unico modello educativo. Ho sempre ascoltato la mia intelligenza corporea ed emotiva, interrogandomi sul perché la manifestazione dell’energia sessuale fosse culturalmente incentivata nel maschile e soppressa nel femminile. Queste domande mi hanno portata a scoprire un mondo nascosto da tabù resistenti e, successivamente, a una verità scientifica: un’umanità sfaccettata, complessa, unica e densa di variabili da esplorare in assenza di pregiudizi. Sono appassionata d’arte e profondamente creativa: dalla pittura alla musica, dal teatro agli strumenti olistici. Non sono mai sazia di conoscenza, che considero un viaggio profondo nel sé e nell’altro attraverso il sé.”
Cosa ne pensi della legalizzazione del sex work?
“La questione non è solo legale, ma riguarda la salute pubblica e i diritti umani. Più che di semplice legalizzazione, preferisco parlare di decriminalizzazione e regolarizzazione della figura professionale del sex worker. Lo stigma sociale e la clandestinità alimentano dinamiche di potere tossiche, mentre un riconoscimento professionale permetterebbe una reale tutela fisica e mentale. Se per il fisco questa realtà esiste ed è tassabile, come dimostra l’introduzione del codice ATECO 96.09.05, è un dovere etico e clinico garantire diritti certi: protezione contro lo sfruttamento, contro la violenza fisica e digitale e percorsi specifici di supporto psicologico.”
Cosa hai riscontrato più frequentemente in ambito clinico riguardo alla sessualità in coppia?
“Nelle coppie eterocisnormate è molto diffusa la dipendenza da pornografia e chat erotiche negli uomini, che spesso diventa sostitutiva dell’intimità con la partner o fonte di disagio legata a prestazioni e dimensioni. Per quanto riguarda le donne, anche giovanissime, emerge una scarsa conoscenza del proprio corpo che le porta a delegare il proprio piacere al partner o ad accettare pratiche non desiderate per compiacere il compagno o il marito. Si tratta di una difficoltà atavica nel dire “no”, che tradisce un mancato rispetto dei propri confini corporei ed emotivi.”
Progetti futuri?
“Mi piacerebbe creare un’associazione di professionisti dedicata alla tutela delle sex worker. È una categoria fortemente stigmatizzata, in particolare le persone transgender, isolate socialmente e lavorativamente ma paradossalmente molto desiderate. Le statistiche mostrano che l’Italia è al primo posto al mondo nel consumo di contenuti per adulti nella categoria transgender. Questo evidenzia il paradosso di una società che non investe in educazione sessuale ed affettiva e che, al tempo stesso, relega queste persone a una dimensione proibita e feticizzata. Vorrei creare uno spazio sicuro che integri le mie competenze per offrire strumenti protettivi a chi opera in questo settore, troppo spesso invisibilizzato dalle istituzioni. In passato ho seguito persone che hanno subito stalking da parte dei clienti. È necessario ribadire che dietro questa professione ci sono esseri umani con emozioni e sentimenti, degni di rispetto. Questo progetto nasce dalla volontà di colmare un vuoto assistenziale e di garantire un sostegno libero da ogni pregiudizio.”
Una frase che ti rappresenta?
“«La misura dell’intelligenza è la capacità di cambiare» – Albert Einstein.”
© foto di Serafino Giacone



