Un viaggio tra musica, mare e ricerca interiore: Paul Robino racconta la nascita del progetto “I sensi del mare”, le collaborazioni artistiche e l’impegno per l’ambiente. Un percorso sonoro che unisce emozione, memoria e consapevolezza.
“I sensi del mare”: come nasce l’idea di questo nuovo progetto in musica?
“Nasce da un ascolto profondo: non solo del mare, ma di ciò che smuove dentro di me. È un progetto maturato lentamente, come le maree, dal desiderio di raccontare il mare in modo sensoriale ed emotivo. Volevo che la musica diventasse onda, respiro, riflesso. Tante notti trascorse in riva al mare, ad ascoltarlo e a guardare il cielo, hanno trasformato emozioni semplici e profonde in suono, attraverso il pianoforte.”
Come è nato l’incontro e la collaborazione con il maestro Vince Tempera?
“L’incontro è stato naturale e umano prima che artistico. Lo conosco da anni, ma solo recentemente gli ho fatto ascoltare il progetto: lo ha preso sul serio e mi ha detto ‘proviamoci’. Ci accomuna l’idea della musica come linguaggio narrativo capace di evocare immagini interiori. Lavorare con lui è un privilegio: è guida e compagno di viaggio. Insieme portiamo in Italia e all’estero un messaggio legato al mare, alla tutela ambientale e a una musica che parla di pace e consapevolezza.”
Da dove nasce la tua musica?
“Nasce dal movimento, dai luoghi attraversati e dal dialogo costante con me stesso. Non amo le etichette: mi interessa contaminare e sperimentare. Da questa visione nascono due percorsi estivi che uniscono arte, mare e racconto nel Mediterraneo. ‘Art Odyssey a Vela’ è un progetto itinerante tra navigazione e patrimonio culturale; accanto a questo c’è MIMAY, un viaggio partito dalle Eolie, luoghi che conosco profondamente e che raccontano la Sicilia autentica. Sono esperienze che uniscono musica, natura e memoria.”
Che cos’è il mare per te?
“È origine e ritorno, maestro di rispetto e ascolto. Crescere vicino al mare significa interiorizzarne i ritmi e la fragilità. È uno spazio dell’anima a cui torno quando ho bisogno di verità. Dai paesaggi tra Trapani e Mazara ho imparato che il mare è movimento e impossibilità di restare fermi: mi accompagna nella ricerca di equilibrio e serenità.”
Le dodici tracce del disco raccontano il mare in tutte le sue sfaccettature: è un richiamo al legame primordiale tra uomo e acqua?
“Sì. Il mare è memoria ancestrale e vocazione naturale. Ho voluto raccontarne bellezza, mistero e nostalgia, quel legame antico che ci unisce all’acqua. Brani come ‘Profondo Blu’ nascono da esperienze personali, come le immersioni nella riserva dello Zingaro: lì il confine tra me e il mare scompariva, ed è quella sensazione che ho trasformato in musica.”
Il progetto è anche un concerto per pianoforte e voce narrante: come nasce?
“È un lavoro multidisciplinare in cui musica e parola dialogano. Ho immaginato I sensi del mare come un viaggio guidato dal pianoforte e accompagnato dalla voce narrante. Lo porto in scena con Arianna Brandolini, intrecciando le note con testi di poeti e scrittori. Il concerto può adattarsi ai luoghi, mantenendo però intatto il suo nucleo emotivo.”
Cosa deve aspettarsi il pubblico dai live?
“Un’esperienza immersiva: musica, immagini, poesia e, in alcune date, quartetto d’archi. Ogni concerto è diverso e nasce dall’energia del momento. Dopo le tappe internazionali, tornare in tour con questo disco significa portare la musica italiana nel mondo con autenticità e responsabilità.”
Quanto è importante sensibilizzare sulla tutela dei mari?
“È fondamentale. Il mare è il patrimonio più prezioso del pianeta ma anche tra i più feriti. Con questo progetto voglio accendere consapevolezza, soprattutto nei giovani. La musica è il mio modo di dare voce a questa causa: ogni nota è un invito a rispettare e proteggere il mare e la vita che dipende da esso.”
Cosa ci attende nel 2026?
“Il progetto continuerà a crescere con concerti in luoghi speciali e a contatto con la natura, tra Mediterraneo e Nord Europa. L’obiettivo è offrire al pubblico un’esperienza completa, capace di trasmettere la forza del mare e l’urgenza di tutelarlo.”
Le passioni oltre la musica?
“Amo viaggiare e, soprattutto, il silenzio. È lì che ritrovo ricordi e pace interiore. Ascolto musica senza confini, colleziono vinili e cammino a lungo: sono rituali che nutrono la mia creatività. Senza queste passioni, la musica perderebbe il suo senso.”
Un consiglio a un giovane pianista?
“Sbagliare molto e non avere fretta. La musica è un viaggio: serve costruire una voce personale, vivere, osservare e conoscersi. Solo così la musica diventa autentica.”
Sogni futuri?
“Continuare a creare senza perdere la meraviglia e portare la mia musica in luoghi sempre nuovi. Il sogno più grande resta semplice e immenso: contribuire, anche con la musica, a un mondo più gentile e in pace.”
