Eleganza, determinazione e talento: Martina Pasinotti è una delle giovani interpreti più brillanti della danza italiana. Dalla formazione all’Accademia della Scala ai ruoli principali al Teatro Massimo di Palermo, il suo percorso racconta passione, sacrificio e sogni realizzati. In questa intervista, Martina ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera, le ispirazioni artistiche e i desideri per il futuro.
Come arriva la danza nella tua vita?
“Potrei dire che sono cresciuta con la danza perché a soli sei anni i miei genitori mi portavano già a teatro a vedere balletti. Seguivo tutto attentamente, senza sentirmi mai stanca; ero affascinata dalla musica e dalla magia delle scenografie e dei costumi e sognavo di essere una di quelle ballerine in scena. Ne imitavo i passi e volevo già le scarpette da punta. Alla fine di ogni spettacolo volevo assolutamente aspettare i protagonisti per l’autografo e il primo fu proprio quello della Fracci. Pensare che dopo qualche anno, a soli dieci anni, mi ritrovai a ballare proprio con lei ne Lo Schiaccianoci come piccola allieva della scuola di danza del Teatro dell’Opera di Roma.”
Ti sei formata all’Accademia di Ballo del Teatro alla Scala di Milano: quali ricordi?
“Tutti gli anni trascorsi a Milano saranno per me indimenticabili. L’Accademia, sotto la direzione di Frédéric Olivieri, mi ha formata sia tecnicamente sia nel carattere e ho acquisito la determinazione necessaria in questo lavoro. In accademia ho avuto ottimi maestri e tante esperienze in scena: una formazione completa, altamente selettiva, con continui esami e prove da superare. Quando arrivi al diploma sei felice del traguardo, ma anche triste perché l’accademia diventa la tua famiglia e ti senti protetta, quasi in una campana di vetro. Ho avuto la fortuna di far parte del cosiddetto ‘mitico VIII corso’, con amici che oggi sono grandi étoile. Eravamo un gruppo straordinario, molto unito, e ancora oggi ci seguiamo e ci complimentiamo per ogni nuovo successo.”
Il tuo primo impegno lavorativo?
“Dopo i primi contratti come allieva al Teatro dell’Opera e in Scala, il primo vero contratto da maggiorenne fu quello per ‘Il lago dei cigni’ in Scala sotto la direzione di Makhar Vaziev. Subito dopo ricevetti quello per la stagione invernale a Nizza con Eric Vu An.”
La tua musa ispiratrice e perché?
“Penso di non avere una sola musa ispiratrice perché per ogni ruolo preferisco una ballerina diversa. Mi piacciono Svetlana Zakharova, la mia preferita da bambina, Marianela Núñez, Dorothée Gilbert e Bleuenn Battistoni: da ognuna si possono apprendere sfumature diverse in base ai ruoli. Ma il mio idolo di sempre l’ho avuto molto vicino in questi mesi: parlo della star Agnès Letestu. Averla avuta con me in sala per curare il ruolo di Odette e Odile al Teatro Massimo è stato un dono enorme. La considero la mia reale musa ispiratrice e le sono immensamente grata per i suoi preziosi insegnamenti.”
Il ruolo che ami?
“Il ruolo che amo di più è quello di Kitri in ‘Don Quixote’, ma anche, seppur completamente diverso, quello di Manon.”
Da diverso tempo sei parte della compagnia del Teatro Massimo in cui rivesti ruoli principali nelle diverse produzioni: come vivi quest’avventura?
“Ho cominciato a lavorare al Teatro Massimo di Palermo nel 2019 come aggiunta con contratti a produzione e da subito mi sono stati affidati ruoli solistici. Nel 2023 ho vinto il concorso indetto dal teatro e sono diventata ballerina stabile. La mia vita professionale qui ha avuto una svolta con l’arrivo dell’attuale direttore del ballo Jean-Sébastien Colau: da quel momento il lavoro è diventato sempre più intenso. Ha creduto in me e mi ha affidato ruoli principali, mettendomi a disposizione grandi maître per una preparazione meticolosa. Ho ricoperto il ruolo di prima ballerina in diverse produzioni e devo dire che è stata una sfida impegnativa. Quando qualcuno ti offre l’opportunità di mettere alla prova il tuo talento, devi dare il massimo con senso di responsabilità e dedizione.”
Quindi un po’ romana e un po’ palermitana…
“Se ci penso bene, a Roma ho vissuto poco: a quattordici anni ero già a Milano e considero gli anni formativi dell’adolescenza molto legati alla Scala. È stato duro passare dal perfezionismo milanese ai tempi più distesi palermitani, ma ora mi sono abituata e adoro il clima della Sicilia, i colori, i sapori, la cordialità della gente e quell’umanità che sembra appartenere ad altri tempi.”
Sei reduce del gran successo del “Lago dei Cigni” con la coreografia di Jean-Sébastien Colau nel ruolo principale di Odette: come l’hai vissuto?
“Il lago dei cigni è una delle prove più difficili per una ballerina, per il doppio e contrapposto ruolo di Odette e Odile. Il primo rappresenta il cigno dolce e delicato, il secondo la fanciulla seducente e astuta: due ruoli da studiare in profondità, con un forte dualismo tecnico e psicologico. Grazie alla mia meravigliosa maître Agnès Letestu, ho imparato tantissimo e seguito ogni suo consiglio. Il caso ha voluto che, per un infortunio del mio partner abituale, ballassi con Andrea Sarri, primo ballerino dell’Opéra di Parigi, provando insieme direttamente alla generale: un’esperienza che mi ha arricchito molto. Ricevere tanti applausi e complimenti mi ha profondamente commossa e ha ripagato tutti i sacrifici.”
Quale ruolo ti piacerebbe interpretare?
“Indubbiamente Kitri: è un ruolo molto coinvolgente.”
Progetti futuri?
“Quando facevo progetti, spesso le cose non si realizzavano come speravo e ne soffrivo. Oggi, per scaramanzia e convinzione, preferisco non illudermi. Quello che arriverà sarà una gioia ancora più grande. L’importante è continuare a ballare, interpretare nuovi ruoli e non deludere mai chi ha creduto in me. In stagione ci sarà ‘Don Quixote’ a marzo e successivamente Caravaggio di Mauro Bigonzetti: sono molto curiosa ed emozionata.”
La danza per te in una sola parola?
“Magia.”
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