di Marisa Iacopino
Una creatività contaminata dagli anni trascorsi al servizio della moda e del settore tessile. Così i vari materiali, acciaio, acrilico, oli, collage, terracotta, bronzo, nelle sue opere si fanno strumento di un linguaggio visivo che esprime vibrazioni interiori, concetti, stati d’animo.
Attraverso creazioni dinamiche, affrancate dal reale, Oliver Messas, combina linee e colori in una geometria emozionale. La ricerca di libertà, felicità ed equilibrio, costituiscono la forza trainante della sua energia artistica.
“Sono nato in Vietnam, ma ho lasciato il Paese a due anni. Non ho ricordi molto vividi della mia prima infanzia lì. Tuttavia, sono cresciuto in una cultura franco-vietnamita, dove il rispetto per i valori familiari, la solidarietà e, soprattutto, il benessere e la felicità giocano un ruolo centrale. Ho iniziato a esprimermi creativamente fin da piccolo, rispettando i miei desideri e affermando la mia libertà di scelta”.
Sei pittore e scultore. Quale è stato il primo amore, artisticamente?
“Principalmente mi considero pittore. Ho iniziato a dipingere nel 2011. In realtà, anche prima di frequentare la scuola di moda, dipingevo e realizzavo collage. Amo la pittura astratta, che apre tutte le porte, e consente anche connessione con il proprio io. Oggi lavoro con i colori in ogni direzione, le combinazioni e le composizioni di colori permettono alle persone di provare gioia, quelli vivaci poi trasmettono una forte energia. Gradualmente, nei miei lavori sono apparsi anche elementi figurativi; ho incorporato i primi paesaggi marini. Questo ha portato alla creazione della serie Esprit Voile. Si tratta di barche a vela in uno stile pop, ispirate ai miei viaggi in mare. ‘Expression Libre’ è una serie in cui invece esploro il colore, la texture e le composizioni dinamiche, in uno stile fortemente astratto. Mi avvalgo anche di tecniche che ho imparato nella moda, dove le collezioni vengono sviluppate in serie. “En Scène” è una serie in cui ogni anno mi diverto a dipingere una decina di tele sul tema della moda e dei tessuti”.
Come scultore cosa pensi delle stampanti 3D?
“Penso che l’arte dovrebbe essere libera di evolversi in ogni direzione. Non ci sono regole, nessuna porta dovrebbe mai essere chiusa. L’arte deve permettere ad artisti e spettatori di esprimersi liberamente. Sono contrario a principi rigidi, categorizzazioni e a qualsiasi forma di classificazione che riduca l’arte a un singolo metodo o a un’etichetta. Per quanto riguarda la scultura 3D, se è interessante, perché no? Personalmente, non mi attrae, preferisco l’arte artigianale, realizzata in argilla o bronzo. Amo le sculture astratte con curve, texture e un forte senso del materiale, incluso il processo di patinatura. Le sculture in bronzo sono particolarmente speciali perché passano attraverso molte mani – l’artista, la fonderia, il maestro della patina, il cesellatore – il che conferisce all’opera un senso di vita e significato. Non sono sicuro che la scultura 3D possa evocare le stesse emozioni di un’opera artigianale tradizionale. Penso però che dobbiamo accettare che il mondo si stia evolvendo, muovendosi in nuove direzioni. I giovani avranno nuovi desideri e questo dobbiamo accettarlo”.
Quali sono i tuoi maestri di riferimento?
“Sono profondamente ispirato da artisti astratti come Rothko, Gerhard Richter e Zao Wou-Ki, che esplorano il colore, l’energia, il movimento. Sono meno attratto dalle opere figurative, anche se una retrospettiva di Picasso mi ha profondamente influenzato. La sua esplorazione di così tante strade creative mi ha ispirato a esplorare costantemente nuovi percorsi”.
Cosa vuoi rappresentare nella serie “Evasion”, che sembra una contaminazione tra scultura e pittura?
“La serie ‘Evasion’ è un esempio di questa filosofia pratica. Presenta lastre di ottone trattate con una patina di ammoniaca, su cui ho intarsiato farfalle in bronzo in stile polymirror. La serie parla di libertà e dello scorrere del tempo. Ogni piccolo cubo può essere disposto, impilato o combinato a seconda delle preferenze personali, consentendo all’osservatore di interagire direttamente con l’opera d’arte. Le farfalle, che simboleggiano la liberazione, sono un piccolo omaggio a mio padre, alla sua arte origami. Durante il COVID, i miei genitori stavano attraversando questo difficile periodo in Francia, ed era proibito uscire. Mio padre realizzava origami per passare il tempo e meditare, lavorando con concentrazione e disciplina, seguendo la filosofia di quest’arte. Credeva che piegando mille origami – mille gru *– si potesse esprimere un desiderio per un familiare. Ne ha piegati diverse migliaia per ciascuno dei figli e nipoti. A Natale, quando tornai per le vacanze, me li regalò e mi disse: “Sei un’artista, fanne quello che vuoi”. Qualche mese dopo, incorporai alcuni degli origami nelle mie opere attraverso collage colorati che furono molto apprezzati”.
Progetti in itinere?
“Ho numerose mostre che richiedono la mia attenzione. Onestamente, sto lavorando a un po’ di tutto. Ma potrei anche aver bisogno di una pausa creativa per ricaricarmi, e permettere a una nuova ondata di ispirazione di emergere”.
*La gru (orizuru) è l’origami classico, simbolo di pace e salute. Piegare mille gru (Senbazuru) è una tradizione giapponese per esprimere desideri di guarigione e speranza.
