di Francesca Ghezzani
Incontriamo nuovamente, a distanza di oltre un anno dalla precedente intervista, il mezzosoprano di fama internazionale Elena Bresciani, artista eclettica che mette la propria arte al servizio della musica, della divulgazione e della formazione.
Reduce nel frattempo da straordinari riconoscimenti — come l’udienza privata con il Papa, il Premio Eccellenza alla Carriera “Omaggio a Pasolini” 2026, il conferimento del titolo di Accademico Onorario dall’International Academy of Rome — l’artista si racconta in questa intervista, svelandoci la sua visione del canto come formidabile strumento di ricerca interiore, cultura e dialogo tra generazioni.
Elena, ben ritrovata. Partiamo dal recente premio che ti è stato conferito a Roma… Abbiamo letto sulla stampa dell’immenso orgoglio provato per aver visto accostati il tuo nome e la tua carriera a Pasolini. Ti va di raccontarlo anche in questa sede?
“Pasolini è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento, le sue capacità eclettiche in più campi dell’arte e del sapere sono universalmente riconosciute; ho visto il mio nome accostato al suo con grande gioia, ma anche grande timore di non essere all’altezza ed estremo senso di responsabilità. Quando ricevi premi così – parlo anche del recente conferimento di Accademico Ad Honorem da parte dell’International Academy of Rome – non sei “arrivato”; cominci semplicemente una nuova fase della tua esistenza artistica. Al momento, non so dove mi porteranno le mie ricerche, i miei studi, la mia voce; ma questi premi devono essere un incentivo ad andare avanti, non ho intenzione di sedermi sui risultati, non l’ho mai fatto”.
Non hai neppure mai fatto mistero del tuo legame fortissimo con la spiritualità cristiana e francescana. Restando a Roma, che cosa ti ha donato l’essere stata ricevuta dal Santo Padre in udienza privata in Sala Clementina (Vaticano) con gli Artisti e gli organizzatori che hanno preso parte al Concerto di Natale 2025 trasmesso da Canale5?
“Le parole straordinarie del Papa sulla musica sono una riflessione costante che mi porto nel cuore. Il Papa ci ha detto: “(…) la musica sia il luogo dell’anima, uno spazio in cui il cuore prende voce avvicinandoci a Dio e rendendo la nostra umanità sempre più ispirata dal Suo Amore.” Fare del mio lavoro un luogo di incontro con Dio al servizio degli altri esseri viventi è il mio obiettivo”.
Dopo il singolo Navigando per mari in Sol, frutto di un percorso di ricerca sul canto curativo durato tre anni, sei tornata sulla scena con i due nuovi progetti discografici di profonda ispirazione spirituale Improvisation as Prayer ed Elena sings Hildegarda che sono usciti diluiti nel tempo, l’ultimo brano proprio pochi giorni fa. Entrambi gli album hanno mantenuto le tue aspettative?
“Come sempre per me, è molto più importante realizzarli che valutarne a posteriori il successo. Avevo una vera, intima urgenza di affrontare questi progetti e, quindi, già metterli sulle piattaforme per me è il risultato”.
Provo a indovinare… se dovessi accostarti a un artista contemporaneo per il tuo lavoro di ricerca direi Battiato. Ho sbagliato?
“Battiato ha cercato sempre un “centro di gravità permanente” dentro di sé attraverso lo studio, la preghiera, la ricerca interiore, la meditazione. Io seguo il suo esempio, cerco pace ed equilibrio interiore per mettermi al meglio al servizio degli altri attraverso la mia arte”.
Prima di salutarti, che estate ti attende sotto il profilo artistico?
“Affollata di studi: un nuovo Cantico delle Creature scritto dal Maestro Marco Beretta per la mia voce e Isora di Provenza, opera rara di Mancinelli”.
