Moreno Paggi: il valore sociale dello sport nel progetto Lazio Basket in Carrozzina

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di Donatella Zaccagnini Romito

In questa intervista, Moreno Paggi racconta la sua storia, la nascita del progetto “Lazio in Carrozzina” e il valore sociale dello sport paralimpico. Un percorso umano e sportivo che dimostra come la disabilità non sia un limite, ma un nuovo punto di partenza.

Moreno, tu sei il Presidente della Squadra Sportiva “Lazio in Carrozzina”… parlaci di te e di questa avventura.

“Ciao, sono Moreno Paggi, Presidente della Squadra Sportiva Lazio in Carrozzina. Sono umbro e vivo a Roma da una vita. All’età di 19 anni ho subito un gravissimo incidente automobilistico che mi ha costretto a rimanere in sedia a rotelle. Dopo gli interventi necessari ho capito che non avrei più avuto la possibilità di camminare, ma la mia mission di vita forse era un’altra: stare nel mondo sportivo paralimpico e insegnare il basket in carrozzina a ragazzi con disabilità, più o meno grave.”

Che cos’è il “Basket in carrozzina”?

“La pallacanestro in carrozzina è uno sport per disabili, relativamente conosciuto anche dal pubblico sportivo generale. Si caratterizza per la complessità delle scelte tecnico-tattiche individuali e di squadra, che riproducono in tutto e per tutto quelle della pallacanestro per normodotati. Prima di iniziare ufficialmente l’attività, tutti gli atleti vengono valutati sul campo da una Commissione Classificatoria. In base alle capacità funzionali residue viene assegnato un punteggio da 0,5 a 4,5: handicap maggiore significa punteggio minore, handicap minore punteggio maggiore. In Italia è possibile schierare anche un giocatore normodotato, classificato come punto 5. La somma dei valori dei giocatori in campo non deve superare i 14,5 punti (15 in serie B). Per il resto le regole sono simili al basket tradizionale, con alcune infrazioni specifiche: non ci si può sollevare dal sedile (fallo tecnico), non si può avanzare senza palleggiare dopo due spinte, né sollevare contemporaneamente le due ruote posteriori con la palla in mano. È uno dei pochi sport che schiera contemporaneamente in campo atleti con diversi tipi di disabilità e diverso potenziale fisico.”

Descrivici il progetto “Inclusione Basket in Carrozzina”.

“Il nostro impegno è svolgere attività sportiva nel mondo della disabilità motoria per abbattere l’indifferenza e la lontananza della società, aiutando chi si sente escluso a causa dell’handicap. Molti praticano sport per svago, divertimento o passione, per nutrire corpo e mente. La nostra mission è promuovere attivamente questo sport, aumentando visibilità e attrattiva verso un pubblico che può affezionarsi a questa disciplina. Il nostro miglior canestro è centrare gli obiettivi superando i nostri limiti, che siano due gambe o una carrozzina. L’obiettivo è l’integrazione sociale attraverso i valori sportivi e agonistici. Lo sport ha valore sociale.”

Quali sono gli obiettivi di questo progetto?

“Gli obiettivi hanno a che fare con l’inclusione, in particolare: promuovere il basket in carrozzina tramite eventi e iniziative che sensibilizzino il pubblico sui temi della disabilità; dimostrare che tutti possono praticare attività sportiva, dando a chi è idoneo la possibilità di partecipare a competizioni anche nazionali e avvicinarsi allo sport agonistico; partendo dal basket in carrozzina, ampliare lo scenario ad altre discipline paralimpiche utili alla riabilitazione fisica e sociale.”

Chi sono i destinatari del progetto?

“I destinatari sono soprattutto i ragazzi con disabilità motoria, ma anche: giovani volontari, per sensibilizzarli al tema dell’inclusione sociale e dello sport per persone con disabilità; sodalizi e strutture sportive, per aumentare l’attenzione verso le esigenze specifiche degli atleti con disabilità; comunità locali, enti pubblici e privati, per diffondere la cultura dell’inclusione.”

Dove siete? Dove vi possiamo trovare?

“Siamo a Formello, in Via Paolo Borsellino. Potete trovarci anche sui social o sul nostro sito: www.sslaziobasketincarrozzina.it”.

Moreno, una frase che ti rappresenta…

“Da ragazzo, dopo un bivio triste della mia vita, mi sono ritrovato con un pallone da basket in mano e solo attraverso quelle emozioni ho capito che le barriere non esistevano.”

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