Emily Starck: L’equilibrio dei contrasti

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di Marisa Iacopino

“La pittura mi schiarisce la mente”. Questa l’affermazione dell’artista di cui questo mese esploriamo l’idea creativa.

I suoi dipinti sono contraddistinti da una esuberanza cromatica fatta di luci e ombre, accostamenti di colori vibranti e tenui che evocano forti emozioni visive. Sono lavori realizzati in acrilico, olio, grafite, pastello a olio su tela, legno o cartone. Lei è Emily Starck, pittrice francese contemporanea che attraverso i contrasti anela all’armonia.

Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.

Le abbiamo chiesto di raccontarci del suo percorso artistico.

“Sono una persona curiosa e passionale, con più desideri che tempo per realizzarli. Mi stupisco facilmente della bellezza offerta dalla natura: piante, animali, insetti, luci, colori, pietre, acqua, sia visivamente che attraverso odori e suoni. Amo la pace e la solitudine del mio studio. Trascorrere del tempo senza fare nulla. Poiché tendo a pensare troppo alle cose, e da anni soffro di dolori fisici ricorrenti, dipingere mi aiuta a liberarmi”.

Come e quando hai iniziato a dipingere?

“Mi è sempre piaciuto disegnare e colorare. A 18 anni avevo realizzato un autoritratto a matita, ma ho iniziato a dipingere molto più tardi, nel 2012, all’età di 33 anni. Ne ho sentito davvero il bisogno, la necessità”.

La tua arte può essere definita astratta?

“Sì, perché non c’è alcun riferimento a nulla di riconoscibile, almeno non in modo riflessivo”.

Seguendo i grandi astrattisti del passato, ti trovi ‘astrattamente’ a un punto di arrivo o a un punto di partenza?

“Sono a un punto di arrivo. Ho iniziato il mio percorso artistico con il disegno a carboncino, poi con la pittura a olio in modalità figurativa. L’astrazione è arrivata in modo naturale, anche se non ne avevo una particolare intenzione. Si è presentata e si è imposta a me”.

Ci aiuti a capire come interpretare un dipinto privo di riferimenti oggettivi?

“Per me non c’è bisogno di interpretare un’opera, si tratta di sentirla, di lasciar emergere le emozioni che ci regala. Per questo bisogna dedicare del tempo all’osservazione, ci sono sempre nuove cose da scoprire”.

I colori vivaci e le forme disincarnate nei tuoi dipinti catturano un’impressione o un’espressione? In altre parole, esprimono l’interiorità o impressionano l’esteriorità?

“Le mie opere esprimono interiorità nel senso che sono dipinti intuitivi e spontanei che emanano da me, e non un’impressione di qualcosa dall’esterno. Anche quando intendo trarre ispirazione da un tramonto, da un mazzo di fiori o da un campo illuminato dal sole con un cielo tempestoso sullo sfondo, non ci riesco. L’interiorità è più forte. Non scelgo cosa dipingere; mi viene imposto con la forza”.

Il titolo permette di aprire un immediato canale di comunicazione con lo spettatore. Quando dai il nome alle tue opere, all’inizio o alla fine?

“Il titolo è sempre un momento complicato per me, perché arriva dopo il completamento dell’opera. Il mio lavoro si divide spesso in due fasi. La prima, nell’urgenza della pittura, ascolto l’io interiore; non c’è spazio per riflettere, è come una scrittura automatica. Poi mi siedo, priva dell’impulso creativo, e arriva la riflessione. A volte questo mi spinge ad affinare l’opera cercando di darle più profondità, con tocchi di pittura qua e là. Altre volte non sento il bisogno di tornarci sopra, o semplicemente accetto il messaggio espresso sulla tela così com’è. Quindi, quando si tratta del titolo, cerco di trovare qualcosa che corrisponda al mio stato d’animo del momento, o a ciò che evoca in me quando lo guardo”.

Si dice che il paradigma dell’arte contemporanea, in termini di innovazione, risieda nella tendenza a superare i confini, nella ricerca della singolarità. Cosa ne pensi?

“Oggigiorno, l’interesse per l’arte è in crescita e il numero di artisti in aumento. Con l’apertura al mondo grazie a internet e alle nuove tecnologie, è chiaro che trovare la propria singolarità è importante per distinguersi. Tuttavia, anche senza questo, la pittura deve evolversi. Per trarne piacere, è utile ricercare l’espressione personale; è ciò che stimola e arricchisce. È difficile essere allo stesso tempo riconoscibili come artisti e capaci di evolversi. Bisogna trovare il giusto equilibrio”.

Qual è il significato della pittura oggi? E sarà ancora plausibile in un futuro più lontano?

“Penso che dipingere sia più che mai una necessità per sopravvivere in un mondo in piena decadenza. Personalmente, mi nutro d’arte e mi isolo completamente dal mondo, non guardo più la televisione, non ascolto la radio, non leggo più la stampa, tranne che per articoli selezionati: riviste d’arte, documentari storici, artistici, sugli animali e sulla natura”.

Congedandoci, vuoi parlarci dei tuoi prossimi progetti?

“Con la galleria francese JustBee, sarò a Strasburgo alla fiera d’arte contemporanea il prossimo novembre, e a quella di Karlsruhe in Germania a febbraio del 2026. Da quest’estate sto lavorando anche con la ceramica, un nuovo studio, per dare un’altra dimensione alla mia arte”.

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