Skadi Engeln: L’Arte della cura

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di Marisa Iacopino

Nelle sue opere pittoriche utilizza il paesaggio e la figura come metafore di un mondo in costante mutamento. Attraverso la sovrapposizione di strati e l’intreccio di forme, in un gioco dinamico tra equilibrio e rottura. esplora le transizioni fugaci, l’essenza, la bellezza, la trascendenza.

Lei è Skadi Engeln.  Ha studiato Arteterapia all’Università di Ottersberg e divide il suo tempo tra Berlino e la Francia. E’ inoltre psicoterapeuta dell’età evolutiva secondo un approccio di psicologia del profondo.

In entrambi gli ambiti – arte e terapia – coltiva uno stato di “attenzione uniformemente sospesa” per scoprire nuove prospettive e soluzioni attraverso una percezione non giudicante.

Da dove nasce il tuo interesse per l’arte e l’educazione curativa?

“Entrambi i miei genitori sono fisici. In famiglia ci si interrogava non solo sulla scienza, ma anche su temi che toccano i confini della materialità, come la religione, la spiritualità, lo spazio, il tempo”.

Parlando di pittura, ti definisci un’astrattista, eppure alcuni elementi dei tuoi paesaggi, gli alberi, per esempio, sono chiaramente visibili e dominanti. C’è una ragione specifica per questa scelta?

“Per me la pittura paesaggistica nasce da una concezione dell’immagine inizialmente astratta. Nel 2001, dopo un’escursione lungo il Cammino di Santiago ho iniziato a tradurre in pittura le mie impressioni. Cercavo di ricreare questa esperienza, in un certo senso filosofica, utilizzando piani di colore astratti in cui la trasparenza era fondamentale per rappresentare la forza e la luce, oltre al senso di trascendenza percepito attraverso la materia stessa. Dopo una lunga pausa, ho reintrodotto elementi figurativi nella pittura. Già nel 2010 i cieli dei paesaggi marini erano diventati più “realistici”; successivamente, le sagome osservate – inclusi gli alberi – hanno trovato spazio nelle opere di paesaggio astratto.  Durante il processo pittorico, ruoto ripetutamente la tela, invertendo l’alto e il basso e mescolando gli elementi. Lavoro sia con riflessi “falsi” che “veri”. In questo modo sembrano emergere, per associazione, mondi alternativi che creano tra loro una relazione onirica. Anche le fotografie di paesaggi – o i ricordi – costituiscono spesso il punto di partenza di un dipinto; tuttavia, attraverso ripetute sovrapposizioni di colore, tali origini sfumano fino a scomparire, senza mai rappresentare il vero soggetto dell’opera. Di conseguenza, continuo a classificare i miei paesaggi come astratti”.

Il termine “rottura” ricorre spesso nei tuoi principi guida: equilibrio e rottura, trasformazione e rottura. La rottura è necessaria al cambiamento?

“La rottura infrange le rigidità di strutture obsolete che non hanno più autenticità. Crea spazio per qualcosa di nuovo. Ciò accade in ogni ambito: in natura, nelle strutture sociali e anche nell’arte. Al pari della natura, la pittura sa dissolvere il solido, il visibile e il familiare per tracciare l’invisibile, senza tuttavia mai afferrarlo completamente. Nei miei dipinti a più strati, ispirati alle osservazioni compiute durante i viaggi, lavoro con elementi intrecciati e rotture visive, per esplorare la tensione tra equilibrio e perturbazione. Sperimento potenziali armonie che lasciano spazio sia all’elemento unificante che a quello distruttivo — e dunque alla trasformazione stessa”.

Ci sono stati artisti di riferimento?

“Certamente. Picasso mi ispira costantemente, grazie alla facilità creativa con cui infrangeva le convenzioni consolidate. Ammiro Mark Rothko per la sua capacità di trasmettere un senso di trascendenza nei dipinti. Anche William Turner riusciva a ottenere questo effetto, in particolare nei suoi paesaggi più atmosferici e meno definiti. Tra gli artisti contemporanei, apprezzo David Hockney per l’uso di colori vivaci e l’approccio giocoso nell’osservazione dei paesaggi. Il mio lavoro trae profonda ispirazione anche dallo scambio di idee con amici artisti, oltre che dalle mostre collettive e dalla condivisione di spazi creativi”.

Ogni opera d’arte offre uno squarcio sul mondo. Può essere, in tal senso, un “atto politico” per promuovere diritti, la tutela dell’ambiente, altro. Qual è per te il suo senso?

“Si tratta di una dimensione filosofica, qualcosa di fondamentale; l’arte tende a sollevare interrogativi aperti, piuttosto che servire la natura orientata al risultato della politica. Come spazio di riflessione – libero da strumentalizzazione – l’arte svolge una funzione significativa. Abbiamo urgente bisogno di questo spazio, non ultimo per poter agire efficacemente anche nella sfera politica”.

Cosa ti piacerebbe esplorare nei tuoi futuri progetti artistici?

“Di tanto in tanto collaboro con altri artisti a progetti comuni e alla realizzazione congiunta di opere. Ciò solleva questioni affascinanti che mi stanno a cuore: cosa è possibile in questo ambito e dove si collocano i confini? Si tratta di un superamento della natura autoreferenziale dell’esistenza e della creazione artistica. Vorrei esplorare questa dinamica anche a livello internazionale”.

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