di Marialuisa Roscino
L’avvento degli smartphone e la loro ubiquità hanno trasformato nel corso degli anni, radicalmente, il panorama sociale e comunicativo, offrendo opportunità senza precedenti, ma introducendo al contempo, nuovi e complessi problemi. Tra questi, la dipendenza da dispositivi mobili nei bambini e negli adolescenti appare come una vera e propria “emergenza silenziosa”, che impatta significativamente sullo sviluppo psico-fisico e sulle dinamiche relazionali delle nuove generazioni. Sempre più frequentemente, molti bambini entrano in contatto con lo smartphone in età molto giovane, e gli adolescenti trascorrono in media diverse ore al giorno connessi, compromettendo il tempo dedicato al sonno, allo studio e all’interazione sociale diretta. Questa iper-connettività si traduce in un crescente disagio psicologico, portando ad un aumento dei livelli di ansia, depressione e irritabilità. La precocità dell’accesso e l’intensità d’uso rappresentano pertanto, fattori cruciali che ne influenzano senz’altro, la salute mentale di molti bambini e adolescenti. Le ripercussioni di questo uso eccessivo sono profonde: difficoltà di concentrazione, riduzione della capacità di attenzione prolungata, impatto negativo sul rendimento scolastico, isolamento, difficoltà a sviluppare empatia e ad affrontare le interazioni sociali faccia a faccia, aumento dei livelli di ansia, depressione e irritabilità, soprattutto se il dispositivo viene sottratto, non ultimo i disturbi del sonno. Affrontare la dipendenza da smartphone non significa demonizzare la tecnologia, ma promuovere un’educazione digitale critica e consapevole. La sfida attuale per genitori, educatori e istituzioni sanitarie è dunque quella di sviluppare strategie efficaci di prevenzione e intervento per garantire che questi strumenti restino alleati dello sviluppo, e non ostacoli al benessere. Di questo e molto altro ancora, ne parliamo oggi in questa intervista con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana.
Lucattini: “L’educazione digitale inizia dall’esempio, i genitori che riescono a staccarsi dallo smartphone insegnano ai figli come potere stare da soli, privandosi di qualcosa di piacevole, senza sentirsi perduti, svuotati o abbandonati. È una lezione affettiva e simbolica che forma il senso del limite e la relazione. Fondamentale il dialogo costante con i figli, parlare con loro e ascoltarli”.

Dottoressa Lucattini, cosa riferiscono oggi i dati più aggiornati sull’utilizzo di smartphone e dispositivi digitali da parte di bambini e adolescenti?
“Negli ultimi anni si è osservato un incremento costante dell’uso di smartphone e tablet tra bambini e adolescenti, accompagnato da un aumento dei casi di utilizzo problematico. Uno studio condotto in Germania su ragazzi tra 10 e 17 anni ha rilevato che dal 2021 l’uso quotidiano superiore alle tre ore e i sintomi di problematic smartphone use (PSU) sono significativamente associati a una riduzione della qualità di vita (Pediatric Research, 2025). Un’altra indagine su bambini di età compresa tra 6 mesi e 4 anni ha evidenziato come l’uso dei cellulari sia ormai diffuso già in tenerissima età (BMC Public Health, 2023). Questi risultati confermano che l’accesso ai dispositivi digitali avviene sempre più precocemente e che il tempo di esposizione è spesso eccessivo, con importanti ripercussioni sul benessere psicologico e sociale. I cosiddetti nativi digitali tendono a percepire lo smartphone come un giocattolo: luminoso, colorato e pieno di stimoli visivi e sonori. Lo utilizzano come strumento esplorativo, passando dalle foto ai video fino ai giochi interattivi. Uno studio qualitativo recente ha mostrato che i bambini stessi riconoscono alcuni benefici nell’uso dello smartphone, come la possibilità di mantenere i contatti, reperire informazioni e combattere la noia (Frontiers in Psychology, 2025). Tuttavia, proprio per la sua facilità d’uso e la varietà di funzioni, lo smartphone richiede un controllo costante. Senza una guida adulta, può ridurre il tempo dedicato al gioco libero, al movimento e alle relazioni reali, elementi essenziali per lo sviluppo emotivo e cognitivo. Questa immersione precoce nel digitale rappresenta una forma di specchio artificiale. Il bambino, che dovrebbe costruire la propria immagine attraverso il volto e lo sguardo dell’altro, rischia di riconoscersi unicamente attraverso lo schermo, sostituendo l’esperienza relazionale con una rappresentazione virtuale. In questa fase evolutiva, l’identità si costruisce sul rispecchiamento affettivo del genitore; quando questo è sostituito dallo smartphone, si apre uno spazio di alienazione precoce.”
Molti genitori notano che i bambini piccoli sembrano affascinati dagli smartphone. Qual è, secondo lei, il significato di questa attrazione nella prospettiva psicoanalitica?
“I bambini si avvicinano agli schermi con curiosità istintiva: la luce, il colore e il movimento catturano la loro attenzione come un oggetto magico. Uno studio recente ha mostrato che i bambini percepiscono lo smartphone come una ‘presenza amica’, utile a ridurre la noia o a tenere compagnia (Frontiers in Psychology, 2025). Da un punto di vista psicoanalitico, lo smartphone può assumere la funzione di oggetto transizionale, simile al peluche o alla coperta di Linus: un oggetto che media l’assenza del genitore e offre un’illusione di continuità affettiva. Tuttavia, se l’oggetto tecnologico sostituisce sistematicamente la relazione, perde la sua funzione simbolica e diventa un oggetto feticcio che anestetizza l’angoscia e non permette di vivere e superare la separazione, rallentando o bloccando il processo di crescita verso l’autonomia. Il bambino impara a calmarsi non grazie alla presenza interiore della madre o del padre, ma attraverso la stimolazione esterna, riducendo così la capacità di autoregolazione emotiva e sviluppando un rapporto affettivo rischioso con lo smartphone e i suoi contenuti.”
Come si conciliano le sollecitazioni della modernità con la protezione della salute mentale del bambino? Esiste un’età giusta per introdurre i dispositivi digitali?
“È importante distinguere i giocattoli elettronici, per i quali è sempre indicata l’età consigliata, da dispositivi complessi come lo smartphone, che invece non riportano limiti chiari. Le linee guida internazionali raccomandano, per i bambini dai 2 ai 5 anni, un’esposizione non superiore a un’ora al giorno o limitata a brevissimi momenti sotto la supervisione di un adulto. Idealmente, l’uso supervisionato può iniziare intorno ai 12 anni, senza connessione dati e per un massimo di 15 minuti al giorno. Con la crescita, si può arrivare gradualmente a un’ora quotidiana (Current Psychology, 2025). Nei primi anni di vita, lo sviluppo cerebrale e affettivo dipende dall’esperienza corporea, dal gioco simbolico e dal contatto umano. L’introduzione troppo precoce del digitale può interferire con la costruzione della funzione simbolica: lo schermo fornisce immagini già pronte, impedendo al bambino di creare rappresentazioni proprie. È dunque fondamentale che l’adulto filtri l’esperienza, trasformando il dispositivo in un mezzo di conoscenza condivisa e non in una sostituzione della relazione personale, affettiva ed educativa. Chi, in piena consapevolezza, sceglierebbe di fare crescere i propri bambini davanti a una macchina? Quando saranno cresciuti, impareranno a usare correttamente la tecnologia, studiandola auspicabilmente a scuola, fin dai primi anni della primaria, attraverso corsi dedicati tenuti da professionisti e insegnanti.”
Negli adolescenti si parla sempre più spesso di ‘dipendenza da smartphone’. Quali sono le dinamiche psicologiche sottostanti?
“Nei soggetti più giovani l’uso eccessivo del telefono può assumere caratteristiche simili a una dipendenza comportamentale, con perdita di controllo e sintomi di astinenza psicologica. Lo studio tedesco sopra citato ha mostrato che un utilizzo superiore alle tre ore quotidiane è associato a una minore qualità di vita e a maggiori livelli di stress psicologico (Pediatric Research, 2025). Le ragazze risultano leggermente più vulnerabili, probabilmente per un maggiore coinvolgimento nelle interazioni sociali mediate dai dispositivi. Dal punto di vista psicoanalitico, il dispositivo funziona come oggetto narcisistico, uno specchio che conferma continuamente l’esistenza del Sé attraverso like e messaggi. Il bisogno di conferma può degenerare in un circolo vizioso che tenta di colmare l’angoscia di separazione. La dipendenza digitale, quindi, non è solo comportamentale, ma soprattutto affettiva: può nascere da un vuoto relazionale e, paradossalmente, crearne uno nuovo, sostituendo i rapporti reali con un’illusione virtuale.”
In che modo i genitori possono prevenire un uso eccessivo degli smartphone nei figli? Quanto conta la loro funzione affettiva ed educativa?
“Il ruolo dei genitori è fondamentale: stabilire regole chiare sull’uso dei dispositivi, favorire attività all’aperto, relazioni reali e hobby creativi. Numerosi studi dimostrano che il tempo trascorso dai genitori davanti allo smartphone riduce la qualità delle interazioni con i figli, aumentando la distrazione e la disconnessione emotiva (Infant and Child Development, 2021; Computers in Human Behavior Reports, 2020). Dal punto di vista psicoanalitico, il genitore ‘assente digitale’ rischia di non offrire al figlio i necessari segnali affettivi di presenza. Dire ‘no’ allo smartphone non è un atto punitivo, ma un gesto di cura che sostiene il principio di realtà. Stabilire tempi e luoghi liberi da ogni schermo, condividere l’uso del telefono in modo consapevole e mantenere una relazione viva e autentica sono strategie semplici ma molto efficaci, che fanno bene a tutta la famiglia.”
Come l’uso dello smartphone da parte dei genitori può influenzare il comportamento dei figli?
“Le ricerche mostrano che i bambini i cui genitori usano frequentemente lo smartphone manifestano più spesso comportamenti oppositivi, richieste di attenzione e ansia da separazione (Computers in Human Behavior Reports, 2020). Il bambino percepisce il genitore come presente fisicamente ma assente mentalmente: il volto, che dovrebbe restituire riconoscimento e significato, viene sostituito dalla luce dello schermo. L’educazione digitale inizia quindi dall’esempio. I genitori che riescono a staccarsi dallo smartphone insegnano ai figli come tollerare l’assenza, il limite e la frustrazione, senza sentirsi perduti.”
Lo smartphone, se usato correttamente, può avere anche un valore evolutivo?
“Sì, certamente, se mediato dalla presenza adulta e inserito in un contesto relazionale. Lo smartphone può diventare un ponte intergenerazionale, uno strumento di scoperta e di dialogo. Quando l’adulto accompagna il bambino nel mondo digitale, trasforma l’esperienza tecnologica in un’occasione di pensiero condiviso. In questo modo il dispositivo diventa un oggetto culturale, non un oggetto di dipendenza. La migliore prevenzione resta il buon esempio: mostrare come si usa la tecnologia e spiegare anche il perché delle regole.”
Quali indicazioni pratiche si sente di dare ai genitori?
“Dialogare costantemente con i figli, ascoltandoli; non introdurre l’uso dei dispositivi elettronici prima dei 12 anni; limitare successivamente il tempo di utilizzo (massimo un’ora al giorno, fino a due con la crescita); evitare l’accesso a Internet nei bambini e, fino all’età prevista dalla legge, negli adolescenti; scaricare solo contenuti e giochi adatti all’età; non usare mai il telefono come strumento calmante; evitare l’uso serale dopo le 20:00; promuovere attività fisiche, manuali, gioco libero e vita all’aperto; spiegare come funzionano i dispositivi e quali rischi comportano; favorire incontri di persona con i coetanei; integrare attività extrascolastiche come sport, musica, teatro, scout e volontariato; mantenere sempre attivo il parental control e i limiti di tempo.”