di Marisa Iacopino
Il Male, la forza d’una seduzione che si contrappone al Bene.
Bene e Male, principi antagonistici che possono coesistere in una medesima entità, generando una lotta dicotomica in un processo di continua frammentazione.
E’ questo il tema ricorrente di “Frammenti del Male”, autopubblicazione Amazon 2024 di Massimo Petriglia. Romanzo in cui la Storia si srotola attraverso le azioni non dei Grandi nomi ma di interpreti secondari, anonimi personaggi affrescati nella concatenazione dei loro gesti, talora malvagi.
Abbiamo incontrato l’autore, al suo esordio letterario.
“Sono stato un artigiano edile, ora in pensione. Ho iniziato a lavorare in giovane età con grande rammarico, perché avrei voluto continuare a studiare. il mio sogno nel cassetto era di diventare giornalista. Mentre gli anni passavano, quel cassetto si faceva più stretto e buio, cercava ossigeno, luce”.
Come ti sei avvicinato alla scrittura, e quale è stata la spinta a scrivere questo libro?
“La scrittura mi ha sempre incuriosito. Nel periodo scolastico ero molto bravo in italiano, talvolta la professoressa leggeva i miei temi alla classe. Questo mi riempiva di orgoglio. Ero poi portato per la Storia. Mi sono sempre interessato alla vita dei personaggi minori, nella convinzione che la Grande Storia altro non è che un insieme di piccole grandi storie. Per il libro, ho attinto da documentari storici visti per anni e da film di genere. Ho poi letto romanzi specifici. Apprezzo molto Stephen king. Per il finale mi sono inconsciamente ispirato a lui”.
Il romanzo è costituto da continui balzi nel tempo e nello spazio con cui porti il lettore in varie parti del globo. C’è poi la complessità di una narrazione circolare strutturata su più livelli. Una storia principale che sembra avere un percorso lineare, ma il cui narrato si avviluppa fin in un tempo successivo. Niente male come opera prima!
“Ho cercato di dare un’impronta forte e dura al racconto, creando un narratore che entra nella storia con sbalzi temporali e racconta avvenimenti vissuti in prima persona. La narrazione circolare, segnata da un sottilissimo filo che non si spezza mai, è venuta in modo naturale. il finale è un nodo stretto che non volevo si spezzasse”.
Possiamo dire che il file rouge è il Male che attraversa la Storia e si rigenera in un eterno ritorno? Ma se così, anche il Bene ci sarà sempre a contrastare il maligno?
“Sì, il filo conduttore della narrazione è la presenza del male che è sempre accanto a noi, fa i nostri stessi passi, segnando in modo cruento e indelebile la nostra esistenza. Ci hanno sempre detto che esiste un Dio buono e misericordioso che ama tutti, ma se esistesse un Dio crudele che entra nelle menti di alcuni e ne fa dei discepoli portandoli a rivivere nel tempo con una ripetitiva crudeltà? Una lotta infinita. Per il personaggio che si scontra con il male mi sono ispirato a un militare tedesco realmente esistito, un Maggiore della Wehrmacht che durante lo svuotamento del ghetto di Varsavia nel 1943, si oppose apertamente ai suoi superiori, perché era a conoscenza di quello che sarebbe avvenuto”.
Tu sembri partecipare emotivamente all’affanno di ciascun essere di cui assumi il punto di vista. Giusto o crudele, ognuno dalla propria prospettiva abita la passione per la lotta che sta vivendo, l’angoscia della guerra che lo turba, lo struggimento per il ricordo della vita affettiva perduta. Dunque, prepotenti o sopraffatti che siano, e qualunque sia la linea geografica che li separa dalla verità e dalla giustizia, le emozioni sono uguali per tutti?
“Ho cercato di farmi trascinare nella trama, entrando nella mente dei miei personaggi, dandogli vita e vivendo le loro angosce e paure. Mentre scrivevo, vedevo la scena come in un film, ero accanto a loro, sentivo il loro respiro, e muovendosi, loro trapassavano la mia figura. Mi spostavo da un personaggio all’altro, quasi fisicamente nei loro luoghi; passavo da un’emozione a un’altra, da un’anima crudele a chi lottava per non farsi travolgere dagli eventi terribili”.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro, hai altri romanzi in cantiere?
“Ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo due anni fa, un racconto intrigante che riguarda un personaggio storico che mi ha sempre incuriosito. Ma non aggiungo altro”.
La dedica sul libro a Sophie Scholl e suo fratello Hans, appartenenti al movimento studentesco di resistenza antinazista “La Rosa Bianca. Vuoi dirci qualcosa di loro?
“Mi ha sempre colpito la storia di questi due fratelli, studenti universitari che cercavano di combattere clandestinamente il potere dittatoriale di Adolf Hitler e il nazionalsocialismo. Come tanti studenti universitari che vivono i loro venti anni con grande passione, hanno dato la loro vita per la pace e la giustizia, creando il movimento clandestino “La Rosa Bianca”. La dedica è per loro, e per tutti coloro che hanno combattuto per questi ideali in epoche diverse, in ogni luogo nel mondo, e sono morti in silenzio, senza che nessuno abbia mai conosciuto i loro nomi”.
