di Silvia Giansanti
All’inizio della sua carriera stellare, con la sua voce fece ciò che voleva. Fu la chiave del successo di un attento osservatore del tessuto sociale italiano. Ne parliamo con suo cugino Igor Righetti, giornalista
In un’epoca oramai molto lontana dai nostri giorni, la radio era vissuta come la tv, tutta la famiglia si riuniva intorno e la guardava ascoltando attentamente quei suoni e quelle parole che la scatola magica per eccellenza emetteva. Nel 1947 la voce di Alberto Sordi rimbombava in tutte le case degli italiani, regalando momenti esilaranti attraverso personaggi di sua creazione. Prima del Marchese del Grillo, dell’americano a Roma e di tanti altri che hanno divertito tramite la tv intere generazioni, per Alberto c’è stata la radio che ha segnato il suo trionfale inizio. Oggi a fornire preziosa testimonianza di quelle sue prime esperienze c’è suo cugino Igor Righetti, noto conduttore radiofonico, presentatore, giornalista, autore, regista, sceneggiatore e chi più ne ha, più ne metta. A pensare che quando Igor decise di iniziare il suo fortunato percorso tramite la televisione, Alberto invece di mettergli la mano sulla spalla, gli consigliò proprio di fare la radio. Un amore indissolubile per Sordi che è andato oltre il successo de “La grande guerra” o de “I vitelloni”. Nella sua famosa casa di via Druso a Roma, non c’era la televisione, ma solo la radio per ascoltare le partite di calcio. Fin da piccolo infatti fu attratto dalla radiofonia. Suo padre Pietro Sordi fu contrario alle sue decisioni professionali. Diceva sempre “Ce la fanno in pochi e se non riesci fai il morto di fame”. Fortunatamente suo nonno lo spronò, anche dopo le prime sconfitte. Ciò che ricorda Igor con un velo di nostalgia e con un sorriso, i momenti di riunione di famiglia al ristorante. Alberto si distraeva continuamente per studiare e osservare le persone che magari gli avrebbero dato spunto per futuri personaggi. Unico.
Igor, ricordi la data esatta in cui Alberto andò in onda per la prima volta?
“Esordì in radio nel 1947 con ‘Oplà’. Fu una trasmissione diretta e scritta da Riccardo Mantoni”.
Sappiamo che Alberto proveniva da una famiglia modesta. Come avvenne quindi l’aggancio con il mondo della radio?
“Conobbe il direttore della radiofonia Rai al mare, Sergio Pugliese. Combinazione fortuita, perse gli occhiali e Alberto prontamente si immerse per recuperarli. Lo corteggiò a Positano, perché già da tempo voleva provare a fare un programma sulla Rai. Lo convinse e lo costrinse così a cedere alle sue richieste. Fu un trionfo alla radio, tutti conoscono Alberto Sordi al cinema, ma lui nacque con la radio. Parlavamo sempre con lui a proposito della sua voce petulante e ossessiva che si alzava e si abbassava, diventava perfino stridula. La sapeva usare in un modo pazzesco. La sapeva modulare come nessun altro”.
Ebbe quindi un seguito in radio.
“Sì, nel 1948 arrivò ‘Vi parla Alberto Sordi’, oramai la dirigenza Rai si era convinta dopo un inizio di titubanza generale. Senza dimenticare ‘ Rosso e Nero’ con Corrado, che lo consacrò definitivamente al grande pubblico”.
Successivamente arrivò il doppiaggio.
“Sì, perché lui amò lavorare con la voce. Giocare, modulare e divertirsi. Doppiò tanti importanti attori americani”.
Perché non puntò tutta la sua carriera sulla radio, visto il suo grande innamoramento?
“Perché tramite il mondo del doppiaggio venne a contatto inevitabilmente con personaggi del cinema e registi televisivi come il famoso Enzo Trapani. Quindi da cosa nacque cosa. Tieni presente che nel cinema, fece contemporaneamente alla radio piccoli ruoli. Nel doppiaggio e nella radio, si guadagnava meno rispetto al cinema. E’ vero che sua mamma Maria Righetti e cioè la sorella di mio nonno Primo, fu maestra elementare, ma quando nacque la prima figlia, si ritirò dal lavoro. L’unico che continuò a lavorare come musicista, ma dipendente comunale al Teatro dell’Opera, fu il papà. Lo perse quando appena ventenne, iniziò a fare radio e doppiaggio, ma rimasero comunque con pochissimi soldi. Persero anche la casa che era del demanio. Pensò a risolvere il grande problema mio nonno Primo Righetti, persona benestante, che non volle lasciare per strada la sorella, la mamma di Alberto. Si accollò così tutta la famiglia”.
Intanto Alberto si dette da fare con il cinema.
“Ne fu letteralmente travolto. Fece anche una dozzina di film all’anno. Non è mai stato interessato alla tv, tranne che per le ospitate. Quando da ragazzo superai con successo il provino per Videomusic, non mi dette soddisfazione, ma mi spinse a fare la radio. Mi disse, ‘Solo allora capirai com’è emozionante’”.



