di Silvia Giansanti
Una carriera costruita sulla passione per la voce e la libertà dell’etere. Oggi è tornata alle origini, portando nella radio locale la sua professionalità e la magia di un mestiere che non smette di emozionare
Qualcuno l’ha definita ‘The Big Voice’ e non ha torto! Marina Leoni infatti è considerata una delle voci più interessanti e belle del panorama radiofonico italiano. Peccato che oggi il discorso relativo alla qualità della voce stia venendo sempre meno. Ma tendenze e scelte a parte, quella di Marina è stata ed è tuttora una bella carriera, partita dai suoi luoghi d’origine ferraresi, per poi toccare importanti discorsi con la Rai, specie con Isoradio e con il gruppo di Dimensione Suono. Parallelamente Marina è conosciuta anche per il suo studio di produzioni di spot a livello locale e nazionale. Proprio in questi ultimi tempi, ha scelto di tornare dalle sue parti, misurandosi di nuovo con esperienze locali di livello. L’etere degli anni ’70 ha ospitato per la prima volta la sua voce.
Marina, ricordi con esattezza il giorno del tuo esordio radiofonico?
“Il giorno no, ma ricordo che correva il 1976. Mi ritrovai in una radio di un amico, anche se stavo facendo altro. Siccome mi è sempre piaciuto sperimentare, mi buttai chiudendomi in studio di registrazione per fare alcune prove. I miei interventi al microfono furono apprezzati e così iniziai leggendo l’oroscopo sotto mentite spoglie con il nome di Stella perché mi vergognavo”.
In che radio?
“Radio Lidi ed era situata nella riviera ferrarese. I lidi del comune di Comacchio”.
Che età avevi?
“Sui sedici anni. Dall’oroscopo passai a fare le dediche come volevano le radio di allora, per poi condurre il contenitore del mattino. Successivamente arrivò l’esperienza con Radio Alfa di Ferrara, una grande realtà”.
Hai avuto l’occasione di lavorare con colleghi che hanno fatto strada?
“Durante l’estate molti personaggi famosi della radiofonia milanese si trasferivano a lavorare in queste radio ferraresi, come Leopardo. Anche il noto Teo Bellia ha iniziato lì”.
Qual è stata la molla che è scattata per farti proseguire nelle grandi radio a livello nazionale?
“Allora facendo il punto della situazione, dopo Radio Alfa è arrivato Play Studio di Bologna e ad un certo punto decisi di fare il salto di qualità. La scelta era tra Milano e Roma e così puntai sulla Capitale anche perché avevo degli amici simpatici. Approdai dopo una selezione a Dimensione Suono negli anni ’80. Ho dei ricordi bellissimi in viale Mazzini. Contemporaneamente feci il provino con Massimiliano Fasan e così entrai in Rai. Ho avuto l’occasione di lavorare anche su Isoradio per un bel po’ di tempo. Inoltre ho messo su uno studio di produzione audio, servendo radio locali e nazionali”.
Sei stata solo voce o anche volto?
“Intorno al 2007 ho avuto l’occasione di lavorare per un paio di stagioni in tv con Roberto Giacobbo su Rai Due per il programma ‘Ragazzi c’è Voyager’”.
Se la radio non ti avesse spalancato le porte, per cosa avresti optato?
“Ho studiato per essere una stilista modellista. Sempre nel campo artistico dove si crea. Ho lavorato anche in cucina, conseguendo il diploma da chef. Mi è sempre piaciuto cucinare”.
Adesso sei tornata dalle tue parti.
“Già da tempo accarezzavo l’idea di tornare su, chiusa una grande parentesi con le importanti esperienze da curriculum fatte. Non dimentichiamoci che ci ho vissuto 37 anni. Sai, quando nasci in una piccola realtà ti rimane dentro qualcosa. Così ho trasferito il mio studio di produzione dentro la mia abitazione, visto che oggi con la tecnologia si possono fare tante cose. Meno costi e più comodità. In più adesso lavoro per Radio Sound, altra realtà storica, dove conduco insieme ad un altro collega, il programma mattutino. E’ una dimensione locale molto professionale che sono tornata a fare volentieri dopo essere stata quindi anni nel nazionale. Sto imparando a gestire la regia automatica”.
Cosa ne pensi dell’evoluzione radiofonica riferita anche alla radiovisione?
“Sono contenta che Radio Sound non abbia la radiovisione, così posso anche andare a lavorare in tuta o in pigiama. Per me la voce è quella che deve emergere, sono della vecchia scuola. La radiovisione toglie la magia della radio. Fin da ragazzina sono stata appassionata dalle voci che sentivo nei film mentre disegnavo, facendo anche le ore piccole. Preferisco non vedere il corpo di quella persona che mi sta parlando. Mi toglie la magia. Inoltre ci tengo a ricordare che nel 2016 ho fondato Onlus On Air, una testata giornalistica di informazione radiofonica. La mia competenza radiofonica applicata ai progetti del terzo settore. Anche questa è stata una parentesi. Concludo dicendo che sarei curiosa di dare in mano oggi una radio ad un ragazzo di sedici anni. Sicuramente farebbe quello che non facciamo noi. Passione, periodo storico e formazione sono ormai diversi”.




