Bojan Jevtić: Tra il reale e il surreale

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di Marisa Iacopino

 

Ammirare le sue creazioni è come assistere a una metamorfosi, a un processo di compenetrazione degli elementi naturali nei volti umani, per lo più femminili. Così nei suoi ritratti digitali la figura muliebre sembra trasmutarsi in materia vegetale. Lui è Bojan Jevtić, artista visivo serbo. Attraverso la fusione di fotografia, editing e pittura produce splendide opere d’arte fantasy.

Si è raccontato in una piacevole intervista.

Come ti sei avvicinato a questo tipo di attività artistica?

“Ho iniziato con la fotografia, ma sono stato sempre più attratto dall’esplorazione delle possibilità dell’editing digitale. Sperimentando con texture e colori ho trovato la mia voce nella combinazione di fotografia e pittura digitale. Questo mi ha aperto lo spazio per dare forma a ciò che volevo esprimere in un modo completamente nuovo”.

Dove prediligi portare la tua creatività: nelle case, nelle gallerie, nei libri o nelle strade?

“Onestamente, ovunque l’arte possa vivere. Le mie opere fanno parte di collezioni private, sono esposte in gallerie e cataloghi e spesso finiscono sulle copertine di libri e riviste. Credo che l’arte non debba conoscere confini e adoro quando riesce a comunicare attraverso tutti questi spazi”.

Ma quale mezzo artistico ti ha influenzato di più?

“La fotografia è ciò che mi ha più plasmato, insieme all’arte digitale, in particolare la possibilità di manipolazione delle immagini. Inoltre, trovo ispirazione nella fotografia di moda e d’arte, così come nell’illustrazione simbolica e fantastica. Tutto questo si fonde nel mio lavoro”.

Dall’idea iniziale all’opera finita, come prende vita una tua creazione?

“Inizio con una fotografia e, di solito, ho in mente come volerla trasformare. Aggiungo strati, texture, elementi naturali e colori, poi sperimento con la composizione, utilizzando strumenti digitali, principalmente Photoshop e una tavoletta grafica. La fotografia mi dà struttura, ma la vera creazione inizia con il processo digitale e lo sviluppo graduale dei livelli. Scopro molto durante questo processo, e sono gli esperimenti e le scoperte accidentali a condurre l’opera verso il suo compimento. Il lavoro finale è una combinazione di intenzione ed esplorazione lungo il percorso, di pianificazione e intuizione”.

Guardando il tuo lavoro, è come assistere a un ritorno del femmineo nella natura attraverso un processo di contaminazione, distorsione, sovrapposizione dei tratti.  Perché il soggetto è sempre femminile?

“Il mio focus è sulle figure femminili, che trasformo attraverso elementi naturali e texture in visioni emozionali. La figura femminile ha per me un simbolismo e un’estetica speciali. Rappresenta forza e vulnerabilità, mito e bellezza, e mi offre infinite opportunità di esplorazioni e trasformazioni visive. Nel mio lavoro, la donna è un ponte tra il reale e il surreale”.

Le tue opere sono apparse su copertine di riviste e pubblicazioni di fama mondiale, nonché su siti web istituzionali: al tuo esordio, immaginavi di raggiungere tali traguardi?

“Non l’avevo pianificato fin dall’inizio, ma credevo che la mia arte avrebbe trovato la sua strada. Quando le opere hanno iniziato ad apparire su copertine e cataloghi, ho capito che dedizione e costanza portano a questi momenti. È una sensazione gratificante, come un riconoscimento. Ho anche partecipato al progetto internazionale “Timeless Immortal Art”, che, tra gli altri paesi, è presente dal vivo nella città italiana di Merì (Sicilia) e in molte altre mostre, dalla Sicilia alla Cina”.

Cosa pensi di questo mondo di immagini, dove ognuno scatta migliaia di foto con i propri dispositivi, pur non avendo il tocco dell’artista?

“Penso che sia positivo che oggi tutti creino immagini, ma la differenza tra una fotografia e un’opera d’arte risiede nell’idea, nel processo e nella profondità del messaggio. L’arte non nasce semplicemente scattando una foto: sboccia dalla trasformazione, dall’espressione. In questo mare infinito di immagini, una vera opera d’arte ha ancora il suo peso”.

Progetti in corso?

“Lavoro sempre a nuove serie. Al momento sto sviluppando ritratti in cui esploro ulteriormente la fusione tra la figura femminile e gli elementi naturali, con particolare attenzione al contrasto tra fragilità e forza. Sto anche preparando nuove edizioni per gallerie internazionali”.

La storia recente del tuo Paese, la Serbia, è stata segnata da grandi conflitti, dalla dissoluzione statale, da crisi economiche. Tutto questo ha influenzato la tua crescita personale e professionale?

“Crescere e creare in un paese con una storia turbolenta ha certamente plasmato la mia visione del mondo. Vivere l’instabilità e la crisi mi ha dato un senso di transitorietà, il desiderio di catturare la bellezza e la forza emotiva che si riflette direttamente nel mio lavoro. Allo stesso tempo, la necessità di connettermi con il mondo al di là del contesto locale mi ha spinto a rivolgermi presto all’arte digitale e alle piattaforme globali”.

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